L’incubo del Cavaliere: il bavaglio ad personam

Cresce l’attesa per la decisione dei giudici il 10 aprile. Berlusconi: mi arresteranno Si cerca di raggiungere un'intesa sul testo presentato dal governo sul Senato

L’incubo del Cavaliere: il bavaglio ad personam

Incontro in vista Berlusconi­ Renzi. Qualcosa si muove e, ovviamente, non alla lu­ce del sole. L’uomo che tesse le fila di un possibile faccia a fac­cia tra i due leader è Denis Verdi­ni, ieri a lavorare al partito sulle liste ma che alcuni davano poi ad Arcore in tarda serata. È lui in questa fase il Richelieu che tiene i canali aperti con Renzi e che lavora di cesello affinché non salti il banco delle riforme. Il Cavaliere avrebbe tutto l’inte­resse per rivedersi col premier per due motivi principali. Il primo per cementare il patto sulla riforma del Senato e del titolo V della Costituzione. L’accordo siglato al Nazareno è una corni­ce con la quale si sono stabiliti i punti cardine della riforma: su­peramento del bicameralismo perfetto, zero costi per il nuovo Palazzo Madama, niente fidu­cia al governo. Ma ora occorre disegnare con più precisione come cambiare il Senato. E la bozza del premier proprio non va. Questo nel merito della rifor­ma.

Infatti è lo stesso Berlusconi, nella nota di tarda serata, a chie­dere un faccia a faccia per “ met­tere a punto i dettagli”. Trovare la quadra, insomma. Il secon­do motivo per cui Berlusconi potrebbe vedere presto Renzi è più d’ immagine. Sarebbe la pla­stica dim­ostrazione che i giudi­ci stanno maneggiando una co­sa delicatissima come l’agibili­tà politica del leader dei mode­rati italiani. Proprio mentre questi si accinge a far nascere la Terza Repubblica assieme al leader del Pd. Un faccia a faccia che striderebbe con l’azione della magistratura che sta per decidere la pena per l’ex pre­mier. Il giorno dell’udienza da­vanti al tribunale di sorveglian­za è prevista per giovedì 10 ma non è detto che il verdetto arrivi proprio quel giorno, anzi. Pre­sumibilmente il tribunale lasce­rà passare altri cinque giorni prima di prendere una decisio­ne. Sulla carta i giudici hanno tre opzioni: carcere, arresti do­miciliari, servizi sociali. Berlu­sconi nelle ultime ore, quasi a voler esorcizzare il verdetto a lui più sfavorevole, continua a ripetere ai suoi: «Mi arresteran­no, vedrete, mi arresteranno». Tuttavia pare più probabile che, sia per questioni di età sia per l’effetto boomerang che questa decisione comportereb­be, i magistrati sceglieranno la pena più morbida: servizi socia­li.

Ma l’incubo per Berlusconi resta. L’attesa del verdetto è snervante e nessuno sa cosa po­trebbe accadere dopo. Di certo gli avvocati, Niccolò Ghedini e Franco Coppi in testa, da tem­po consigliano all’ex premier di tenere un profilo basso, bas­sissimo. Come se il suo atteggia­mento a ridosso della sentenza potesse avere un qualche effet­to sulla stessa. Di fatto al partito non è arrivata alcuna direttiva in merito: nessun assembra­mento, nessuna manifestazio­ne, nessun Aventino. Certo, sa­rà poi Berlusconi a decidere co­sa fare e come il giorno dopo il giudizio del tribunale di Mila­no. Tuttosarà come prima? C’è da escluderlo visto che anche Giovanni Toti ammette: «Fran­camente dire che il problema dell’agibilità politica di Berlu­sconi non pesi sarebbe da illu­si ». Anche se poi aggiunge: «Ma credo che i magistrati non prive­ranno i democratici e i liberali italiani della voce del loro lea­der con la pena del bavaglio ad personam ». In ogni caso Berlu­sconi è persuaso che convenga a tutti che non sia intaccata la propria «agibilità politica», a Renzi e Napolitano in primis. «Le riforme vanno fatte con For­za Italia altrimenti con chi, con Grillo?» è il pensiero dell’ex pre­mier. Proprio Grillo, assieme al­le altre forze anti-euro, alla fine è lo spauracchio che può contri­buire a tenere politicamente in vita il Cavaliere.

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