La vicenda del procuratore Nicola Gratteri - o almeno una delle vicende che lo riguardano, visto che è diventato una "star" della campagna contro il referendum - e del suo scontro con il quotidiano Il Foglio ha generato molto scalpore. Il paladino del "No" ha minacciato i giornalisti "scomodi" per i loro pezzi sulle sue fake news spacciate per vere e sulla sua carriera, tra le tante assoluzioni collezionate nella lotta alle mafie e le vite rovinate da inchieste che sono finite nel nulla. Ne ha parlato anche Simone Leoni, coordinatore nazionale della giovanile di Forza Italia, a un evento per il "Sì".
"Io sono nato otto anni dopo le stragi di Capaci e di via d'Amelio. Per me Falcone e Borsellino, con la loro vita, con il loro impegno, con il loro sacrificio, sono i miei eroi e sono i padri fondatori dell'Italia moderna", ha dichiarato. "Sono i padri fondatori di quell'Italia moderna in cui sono orgoglioso di essere nato e cresciuto, e sono orgoglioso di star costruendo qui il mio futuro. Diversamente, lo sapete in quale Paese non vorrei vivere? Non vorrei vivere in un Paese in cui una bravissima giornalista, che fa semplicemente il suo lavoro, debba sentirsi intimidita da un procuratore della Repubblica che le dice che dopo il referendum con lei e con il suo giornale faranno i conti".
Il riferimento è alla frase di Gratteri, che ha esplicitamente minacciato Il Foglio dopo essere stato contattato da Claudio Cerasa. "Abbiamo chiamato Gratteri per capire perché ha detto che Sal Da Vinci voterà No. Ci ha detto scherzavo, speculate pure tanto dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete", ha affermato il direttore del quotidiano.
"Un membro della magistratura che pronuncia una frase del genere disonora Falcone, disonora Borsellino e disonora la toga che indossa. Quindi, caro procuratore, io non so se lei sia di destra o di sinistra, e a me neanche interessa francamente, ma le dico una cosa: il periodo in cui in questo Paese un giornalista veniva sottoposto al potere giudiziario è finito nel 1943, quindi apra un libro di storia e chieda scusa", ha concluso Leoni.
Un messaggio forte e molto chiaro, per tutta quella sinistra che si fregia della medaglia di paladini dell'antifascismo, per poi non solo voler salvare l'ultimo residuato del lascito del Duce nel nostro ordinamento, ma anche minacciare esplicitamente coloro che la pensano in modo diverso da loro.