La Lega attacca il ministro Kyenge ma aiuta la sorella

Critica Cécile, la responsabile dell'Integrazione, però nel 2009 fece riavere la casa popolare a Dora

La Lega attacca il ministro Kyenge ma aiuta la sorella

C'è mancato un soffio che Dora Kyenge, sorella della neo ministra alla Integrazione Cécile Kyenge, poco gradita alla Lega (Salvini: «Simbolo di una sinistra buonista e ipocrita», Borghezio drastico: «Scelta del cazzo»), non diventasse una consigliera comunale proprio della Lega. Ci avevano pensato sul serio, nel 2009, i leghisti nelle Marche, quando si correva per le comunali a Pesaro. Lì Dora Kyenge, sorella minore della ministra, lavora in un supermercato e come sarta in proprio. Vive in una casa popolare, assegnatale nel 2008, e per la quale ringraziò pubblicamente il Comune ma soprattutto la Lega nord. Furono proprio i barbari del Carroccio ad aiutarla a liberare la casa appena assegnatale e subito occupata (con porta sfondata) dai vicini nordafricani. Era stata proprio lei, la sorella della ministra che ora fa storcere il naso a Maroni, a chiedere aiuto alla Lega, colpita da un famoso manifesto elettorale leghista dell'epoca, quello con un capo indiano e lo slogan: «Loro hanno subito l'immigrazione. Ora vivono nelle riserve!».

Una linea di rigore che la Kyenge condivide in pieno. Tornata dal Congo, dov'era dovuta andare proprio nei giorni in cui le era stata assegnata la casa, si era ritrovata dentro l'appartamento due maghrebini, intenzionati a restarci. Che fare? Comune e polizia le fanno capire che potrà riaverla, ma che ci vuole parecchio tempo, perché non è semplice mandare fuori casa chi la occupa anche abusivamente. È lì che la sorella del ministro (preso di mira da scritte ingiuriose ieri sui muri di una scuola a Padova) si ricorda dei «pellerossa» padani e delle riserve in cui finiscono se non si fanno rispettare le leggi agli immigrati (nel suo caso i nordafricani che le avevano sfondato la porta di casa). «L'idea di rivolgermi alla Lega mi è venuta guardando quel manifesto - ha spiegato la Kyenge al Resto del Carlino -. Ho pensato che c'era della verità, così ho deciso di chiamare un dirigente locale. Chiedere il rispetto delle regole non è razzismo, ci sono tanti immigrati come me che hanno sempre fatto il massimo per integrarsi e hanno sempre seguito la legge».

Il leghista che si attiva per far riavere la casa popolare alla sua legittima inquilina, con l'appoggio della Lega guidata nelle Marche da Luca Paolini, è l'attuale consigliere comunale Dante Roscini: «Mi ricordo che dopo due o tre uscite pubbliche insieme con lei abbiamo messo letteralmente in subbuglio la sinistra, che è rimasta spiazzata dal fatto che avesse chiesto aiuto a noi della Lega e non a loro, sapendo evidentemente che avrebbero avuto difficoltà a sostenere lo sgombero degli immigrati abusivi, che invece era suo diritto». Nel 2009 Roscini è il candidato sindaco della Lega a Pesaro, e lì nasce l'idea di candidare proprio Dora Kyenge. Progetto che poi sfuma. Non sarebbe stata la prima leghista di colore, peraltro. L'afroamericana Sandy Cane, soprannominata «l'Obama della Lega», è il sindaco leghista di Viggiù. Mentre candidato alle regionali in Lombardia, con Maroni, è stato il nigeriano Toni Iwobi («Sono nìgher, ma la Lega per me è una famiglia»). Non eletto, malgrado 2mila voti, resta assessore leghista a Spirano, nella bergamasca, cuore del celodurismo in versione multiculturale.

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