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Letta fa lo spaccone: "Sono più forte di Allegri. Non dipendo dal Cav, io..."

Mentre il Paese annaspa, il premier fa il duro: "Sono più forte di Allegri. Non dipendo da Berlusconi, io..."

Letta fa lo spaccone: "Sono più forte di Allegri. Non dipendo dal Cav, io..."

Enrico "palle d'accaio" Letta fa lo spaccone. Mentre il Paese è in affanno e il parlamento annaspa nel tentativo di limare una legge di Stabilità infarcita di tasse, il presidente del Consiglio va in giro a pavoneggiarsi. Bazzica gli ambienti giusti di Bruxelles, fa il simpatico in radio e ostenta sicurezza in una situazione tutt'altro che serena. A sentirlo parlare sembra di avere a che fare con un condottiero alla testa legioni armate fino ai denti, pronte a conquistare terre sconfinate. "Sono più forte di Allegri - ha detto oggi a Un giorno da pecora - non dipendo da Berlusconi, io...". Poi, però, ci si accorge - drammaticamente - che brancola al timone di un veliero che sta per affondare.

Che sia milanista "perso" lo si sapeva ampiamente. Ma l’endorsement a scoppio ritardato di Letta, a favore (e chissà poi se davvero a favore) di Massimiliano Allegri racchiude anche una stoccata politica che è un’ulteriore affermazione di indipendenza dal destino politico del Cavaliere. Il programma di Radio2 oggi ha mandato in onda un audio inedito dell’intervista al presidente del Consiglio di Patrick Agnew. Al giornalista dell'Irish Times che gli chiedeva chi ritenesse più longevo tra Allegri sulla panchina del Milan e lui a Palazzo Chigi, Letta ci ha tenuto a ricordare che l'allenatore rossonero "dipende totalmente da Berlusconi". "Io spero che Allegri resti al Milan, perché mi piace Allegri, però mi sento un pò più forte...", ha rimarcato il premier ricordando che la sua fiducia deriva dal fatto che "il voto del due ottobre ha cambiato le cose". Gonfia il petto, mostra i muscoli e fa il duro. Ma è un atteggiamento solo di facciata. La maggioranza ondeggia per i maldipancia dei lealisti pidiellini che accusano il governo di alzare le tasse e per il braccio di ferro nel Pd che c'incammina, lacerato, verso le primarie.

Quando era approdato a Palazzo Chigi, aveva scelto di tenere un profilo basso. Non più tardi di qualche mese fa se l'era addirittura presa con Matteo Renzi per il suo modo di fare da battutista incallito. "Se c'è una cosa che detesto - lo aveva redarguito - è la politica fatta di battute che in questo periodo invece trionfa, visto che la vita delle persone si risolve con i provvedimenti giusti". In realtà, da un po' di tempo a questa parte, alla presidenza del Consiglio, ha cambiato aria. Forse per controbilanciare i volti mesti e tirati di ministri e sottosegretari, Letta sembra aver cambiato toni. "Il governo non è un punchingball, adesso giocheremo d'attacco", ha garantito ai tempi della presentazione del piano "Destinazione Italia". E, facendo il verso a una famosa réclame del Carosello, ha spiegato di non aver "scritto in fronte Jo Condor".

Qualche settimana dopo, in una controversa intervista (sempre all'Irish Times), avrebbe vantato "balls of steel". Dichiarazione, poi, smentita. Niente palle d'acciaio, insomma. Però si sente più forte di Allegri. Contento lui.

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