Dalle Camere fiducia a Letta, ma nel Paese dilaga la protesta

A Montecitorio confermato il sostegno al governo con 379 voti a favore. A Palazzo Madama i voti favorevoli sono 173. Letta soddisfatto: "È un nuovo inizio!". Al Senato è bagarre tra i banchi della Lega Nord: Davico vota sì e scoppia la rissa

Dalle Camere fiducia a Letta, ma nel Paese dilaga la protesta

"Sono qui a chiedere la fiducia per un nuovo inizio". Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, si è presentato questa mattina in Parlamento, per chiedere la riconferma del governo.

Ha ribadito di avere "la determinazione a lottare" per un'Italia "pronta a ripartire" e ottenuto nel pomeriggio il sostegno dei deputati, con 379 voti a favore, 212 contrari e soltanto due astenuti. La fiducia al governo è stata confermata in un'Aula semivuota, quando molti parlamentari se n'erano già andati. Il dibattito si è poi spostato al Senato dove, in tarda serata, ha incassato 173 voti favorevoli contro i 127 contrari.

Nel suo discorso ai deputati, il premier ha tuonato contro Beppe Grillo, che ha accusato di parole e azioni che fanno pezzi la democrazia rappresentativa, per il suo appoggio al movimento dei Forconi.

Un attacco a cui ha risposto il deputato Riccardo Nuti, che al premier ha contestato di avere "la faccia come il bronzo" e di "offendere l'unica forza politica che ha fatto quello che ha detto". Ha poi chiesto se il compito delle forze dell'ordine è quello di "difendere le istituzioni corrotte o i cittadini onesti". Su facebook anche la risposta di Grillo: "Letta mente agli italiani e offende M5S".

Patto di governo per il 2014

Il primo ministro ha sottolineato "la positività del governo nei primi sei mesi", nonostante "aut aut e minacce", in un passaggio "dalla contrapposizione tossica tra nemici" alla "collaborazione sana tra avversari". Ha ricordato come il 2 ottobre, quando Berlusconi diede la fiducia al governo si sia rivolto "a una nuova maggioranza politica, meno larga ma più coesa negli intenti.

Ha chiesto poi di non votare la fiducia "a chi vuole isolare l'Italia", ricordando che lasciare l'Unione Europea sarebbe per il Paese un ritorno al Medioevo.

"Nelle prossime settimane - ha aggiunto Letta - proporrò un patto di governo per il 2014". L'obiettivo è quello di avere "entro il quadro tempistico dei 18 mesi istituzioni che funzionino e una democrazia più forte e più solida".

Legge elettorale e riforme costituzionali

Tra le iniziative concrete, l'abolizione delle province nella Costituzione e una messa a punto del titolo V, sulle autonomie locali, ma anche il lavoro sulla legge elettorale, per superare il Porcellum. I cittadini, ha detto il premier "saranno comunque chiamati a valutare la riforma che ci farà scrollare di dosso l'immagine di un Paese barocco" e "chi farà saltare il banco ne risponderà".

Nel 2014 si penserà anche a "completare la riforma degli ammortizzatori sociali" e al debito pubblico, che "stiamo aggredendo", perché "ci costa troppo, nel rapporto tra debito e Pil paghiamo 90 miliardi di euro in interessi, soldi buttati". Su questo secondo fronte saranno importanti le dismissioni, che porteranno in cassa 10-12 miliardi.

La replica agli interventi

Rispondendo ai parlamentari che hanno preso la parola in Aula, Letta ha rigettato le critiche sulla sua azione, dicendo che arrestare la decrescita "non è un miracolo", ma chiedendo anche "se qualcuno pensa che qui ci sia qualcuno che abbia la bacchetta magica". Ha poi aggiunto che dal terzo trimestre dell'anno il Paese è uscito dalla decrescita, che durava da due anni.

Tornando sul discorso pronunciato in Aula dal grillino Riccardo Nuti, il premier ha criticato aspramente "le accuse di Grillo" ai giornalisti Oppo e Merlo, definendo inaccettabili gli attacchi alla stampa e "parte del noirmale dibattito" il lavoro della stampa.

Tensione tra i leghisti al Senato

Quando il senatore Michele Davico, in dissenso dal gruppo della Lega Nord, ha deciso di votare la fiducia al governo Letta, è montata l’ira dei senatori del Carroccio che hanno cercato di impedirgli di parlare tacciandolo di traditore. Dopo che, pur se in gran difficoltà è riuscito a finire il suo intervento, Calderoli ha chiesto la parola e, dopo aver tirato fuorii soldi dal portafoglio, ha detto rivolto al presidente Grasso: "Non siamo nel Giardino degli Ulivi ma i trenta denari glieli do io". L’intervento non ha fatto altro che infiammare ancor più gli animi. Per un attimo è sembrato accadere il peggio. Due commessi hanno dovuto far scudo per proteggere Davico che è stato accompagnato fuori dall'Aula da alcuni senatori di Ncd.

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