Lettera a Maya, ultima nata in una famiglia con 13 figli

Lettera a Maya, ultima nata in una famiglia con 13 figli

Cara Maya,
scrivere di te significa dare la notizia che sei nata martedì 3 settembre alle ore 9.52 nel reparto di Clinica ginecologica dell'ospedale di Padova, grazie a un taglio cesareo deciso dal professor Giovanni Battista Nardelli. Pesi 3 chili e 400 grammi, hai i capelli neri e folti, sei sana, come in perfetta salute è la tua mamma Alessandra, le cui carezze hai già conosciute insieme a quelli di papà Ferruccio.
Ma da stasera - ieri per chi legge - avrai vicino a te ben tredici sorelle e fratelli, nove maschi e quattro femmine. Un popolo. Il primo ha ventidue anni, gli ultimi sono due gemelli di quattro. Sì, è vero, tu sei la figlia numero 14 della tribù Calò Bortoletto di Padova. La tua famiglia è un mondo che a molti taliani è davvero sconosciuto quanto il termine «popolo», per questo, cara Maya, ora scriviamo a te.
Sappi che Alessandra, che ha 41 anni, ti ha desiderata. Non era spaventata dal fatto che la cicogna avesse già fatto undici viaggi, undici perché ha tre coppie di gemelli. E perché dovrebbe essere stata spaventata? Un giorno ti chiederai leggendo questa lettera: i figli sono un fatto naturale, anzi creaturale visto che un uomo di nome Gesù disse: «Andate e moltiplicatevi»?. E insegnò che una moltiplicazione non è un simbolo matematico ma un miracolo, ovvero un dono che unisce nel suo avvento questa strana terra e un misterioso Cielo, da cui noi ti auguriamo d'essere sempre miracolosamente attratta, solo per motivo: mentre la terra dà risposte, il Cielo è una bambina e continuerà a farti domande.
I tuoi fratelli hanno deciso il nome, apprendendo che Maya fu una divinità antica e che significa: «maggio». Quante «M» porti con te, cara Maya! Ma lo sai che ci fu un poeta, René Maria Rilke, che vide spuntare all'orizzonte una «M». La «M» di «Madri. Pura come all'interno di una mano benedetta» disse il poeta, quasi vedendo la tua manina. «Madri» al plurale, come avesse predetto che donne e uomini salveranno il mondo se indistintamente saranno «Madri». I poeti sono profeti, se proprio in questi giorni un ministro ha dichiarato che «mamma» e «papà» dovranno essere mutati in «genitore 1» e «genitore 2». Cielo, perché sterilizziamo la terra con le legge e non la coltiviamo in un giardino di «maggio» come te!
Ti auguriamo di sentire a modo tuo, come ogni donna e ogni uomo, sì perché anche un uomo è madre, come una donna è padre, il significato di questo plurale, «Madri», che si evolve, si evolve ogni giorno senza mai avere di certo se non lo splendido, radioso stato di grazia che una Signora di nome Maria cantò in un inno, il «Magnificat», a cui Maya un po' assomiglia. Forse perciò i tuoi fratelli lo hanno scelto, per dirti: «Ogni sorella e fratello che s'apre alla luce, che sia il primo o il quattordicesimo, è madre». Per questo il mondo continua a girare e girare, perché essere «Madri» significa partorire l'eterno travaglio della pace.
Cos'è un taglio cesareo? Perché sono nata così? Per mamma Alessandra che ha avuto tanti figli e perché il tuo cordone ombelicale faceva i capricci. Cos'è un cordone ombelicale? Chiederai ancora, perché i bambini hanno lo stesso dono del Cielo: fanno domande e per fortuna non danno risposte. Sappi che il professor Nardelli ha deciso un taglio antico, in verticale, per prendere al volo come una farfalla la tua testina incorniciata dal cordone. Scoprilo tu un giorno cos'è, ma sappi un segreto: il cordone appartiene alle donne e agli uomini, per questo entrambi scrivono il mondo in quella splendida dimensione che chiamiamo racconto, sempre nuovo come la tua vita, che ci fa famiglia, che ci fa popolo. Benvenuta, Maya.

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