Il racconto del superteste: "L'ho incontrato alle 10 di sera e sembrava un uomo tranquillo"

Moglie e figlia sono morte fra le tre e le quattro del pomeriggio, il figlio sarebbe stato colpito verso le nove della sera. E un'ora dopo, alle dieci, c'è chi ha incontrato Michele Piccolo, 55 anni, il mite farmacista del paese che secondo la ricostruzione dei carabinieri avrebbe compiuto una strage di famiglia prima di togliersi la vita. Il supertestimone di questa storia drammatica che presenta ancora qualche lato oscuro è un cliente della farmacia, che si sarebbe incontrato con Piccolo per strada. «Non mi sono accorto di nulla, mi sembrava tranquillo», ha riferito agli investigatori che lo hanno già interrogato con estrema attenzione. Le sue dichiarazioni potrebbero rivelarsi decisive per l'inchiesta e si vanno a incastrare con i pochi punti fermi della tragedia, vale a dire gli orari fissati dai medici legali Vito Romano e Giancarlo Divella, che hanno eseguito un primo esame sui cadaveri. A meno che non vengano fuori altri particolari dall'autopsia, che sarà eseguita domani come disposto dal sostituto procuratore del tribunale di Bari, Angela Morea.

Di certo, sulla base di questa testimonianza, ritenuta attendibile dai carabinieri, Michele Piccolo alle 22 era ancora vivo. Ed è uscito di casa. In questo caso, se il racconto dovesse rivelarsi fondato, perderebbe ancor di più consistenza l'ipotesi di una feroce rapina. Il farmacista - è la ricostruzione degli investigatori - si sarebbe premurato di consegnare delle medicine a un cliente: lo avrebbe incontrato alla periferia del paese, poco distante dalla villetta della strage. Nulla di strano, una cortesia in un piccolo centro dove tutti conoscono tutti, un gesto di normale quotidianità compiuto invece a diverse ore di distanza dalla strage. Il 55enne, dopo aver portato i farmaci, sarebbe tornato a casa. A quel punto, aprendo la porta d'ingresso, si sarebbe forse realmente reso conto di quello che aveva fatto. E si sarebbe tolto la vita lasciandosi annegare nella piscina.

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Commenti
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ilsaturato

Mar, 07/05/2013 - 19:22

Questa storia drammatica presenta ancora, QUALCHE lato oscuro? Ma per piacere! Poi magari verrà fuori che davvero il Signor Piccolo e questa tremenda vicenda sono un concentrato di situazioni e patologie criminali talmente al limite che neanche Hitchcock, Allan Poe e Dario Argento avrebbero saputo immaginare... ma fino a quel momento, le indagini DEVONO indirizzarsi verso una strage attuata da terzi e dissimulata in una storia assurda che solo i nostri furbissimi "Sherlock Holmes", i media e noi popolo bue possiamo credere. Prima di tutto, avete mai sentito sparare una pistola calibro .38" (non 3,80 che è un calibro da artiglieria... ".38" sta per 0,38 pollici, cioè equivalente a un 9mm)? Sparato all'interno di una casa fa un tremendo boato! e questo signore avrebbe sparato 1 colpo in testa alla moglie "nel sonno" a breve distanza dalla stanza in cui dormiva la figlia ("Down" finché si vuole, ma una "cannonata" a pochi metri avrebbe comunque dovuto svegliarla), alla quale poi avrebbe sparato (sempre 1 colpo in testa e sempre "nel sonno"). Una donna attiva, vice-sindaco e assessore, titolare col marito (ex-consigliere anche lui) di una farmacia, che appena rientrata a casa alle 3 del pomeriggio non ha niente altro da fare (dopo essere stata fuori per tutto il giorno a lavorare) che mettersi a letto e, con la figlia, essere già in fase REM dopo pochi minuti. Naturalmente nessuno, da fuori, ha sentito le almeno due "cannonate"; tant'è vero che il Piccolo si mette tranquillo in attesa (per almeno 5 ore) del rientro del figlio e lo "fredda" con 1 colpo in testa (ancora) sul vialetto di casa... e naturalmente nessuno sente niente neanche stavolta. Se qualcuno di voi ha mai sparato con una ".38" (probabilmente con canna ultra-corta) sa che l' "impennamento" è notevole e, se non sei Tex Willer, per prendere in testa una persona al primo colpo, le devi sparare da meno di 1 metro e la vittima deve stare ferma. Dopodiché, tranquillissimo (col figlio moribondo), esce e consegna dei farmaci a un cliente per strada per "fargli un favore". Nel tragitto, non si dimentica di buttare chissà dove l'incasso in contanti di quel giorno e la pistola (un "revolver" in realtà, sia perché tale calibro è utilizzato quasi unicamente nei revolver, sia perchè altrimenti si sarebbero trovati i bossoli se fosse stata un "semi-automatica")... per quale motivo un padre che ha sterminato la propria famiglia e ha intenzione di togliersi la vita, getti via il contante e l'unica arma che ha, questo me lo deve prorpio spiegare qualcuno! Una volta terminata la "tranquilla e doverosa commissione", questo pluriomicida torna a casa e non regge al senso di colpa! E quindi cosa fa? Torna a cercare la pistola che ha "buttato"? Si taglia le vene? Apre il gas e fa esplodere la casa con lui dentro? Prende cento pastiglie adatte per avvelenarsi (volete che manchino in casa di farmacisti?)? Sale in macchina e si schianta a 150 all'ora contro un muro? Si impicca? Nooo! Queste sarebbero stati tutti suicidi pressoché istantanei e senza possibilità di ripensamento, quindi... (sempre col figlio moribondo attorno) si auto-annega in piscina! Cioè riesce a vincere e resistere a uno dei più forti istinti primordiali dell'uomo (respirare) semplicemente mantenendosi sommerso (senza pesi oltretutto) per probabilmente più di 2minuti... naturalmente dopo aver tolto la luce alla casa, altrimenti magari qualcuno poteva vederlo mentre si auto-annegava! Può darsi che non sarà facile trovare movente e assassino/i, ma i fatti sono fatti e questi fatti non possono fare pensare a un omicidio-suicidio!!!