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L'ira dell'ad Sergio sul caso Scurati: "Vogliono distruggere la Rai, ora provvedimenti drastici"

L'amministratore delegato della Rai ha chiesto una relazione per lunedì: "Nessuno mi ha informato, certamente non avrei censurato. Ora chi ha sbagliato paga"

L'ira dell'ad Sergio sul caso Scurati: "Vogliono distruggere la Rai, ora provvedimenti drastici"

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L'ira dell'ad Sergio sul caso Scurati: "Vogliono distruggere la Rai, ora provvedimenti drastici"

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Vuole vederci chiaro fino in fondo e non ha alcuna intenzione di concedere grazie o mezzi sconti. Roberto Sergio, amministratore delegato di viale Mazzini, è furioso per l'episodio che nella giornata di ieri si è preso la scena mediatica e ha scatenato una vera e propria bufera: da una parte chi grida a una censura mai vista nei confronti di Antonio Scurati; dall'altra chi chiede di verificare se siano fondate le voci sul compenso da 1.800 euro per il monologo che lo scrittore avrebbe dovuto leggere nel corso del programma Che sarà. Nel mezzo si trova l'ad Rai, che vuole mettere sotto la lente di ingrandimento quanto accaduto e pertanto ha annunciato "provvedimenti drastici" nei confronti di chi non ha agito correttamente nella gestione del caso.

È stato lo stesso Sergio, nel colloquio pubblicato dalla Stampa, a mettere da parte le frasi di rito preferendo affrontare di petto la situazione senza ricorrere alle classiche dichiarazioni di circostanza. Nessun tentennamento: l'ad viene descritto furibondo e l'ira traspare tutta dalle parole riportate dal quotidiano. Innanzitutto perché ha lamentato di non essere stato messo al corrente di ciò che stava accadendo. Ma, al di là delle differenti versioni circolate in queste ore, la volontà è quella di tirare dritto: non a caso per lunedì ha chiesto una relazione.

"Questa questione, quello che è accaduto non può finire qui", ha avvertito Sergio. Che subito dopo si è mostrato determinato nel promuovere il pugno duro: "Saranno presi provvedimenti drastici". Per l'amministratore delegato tutto ciò è "surreale", motivo per cui fin da subito si è attivato per approfondire la vicenda e dare le opportune risposte. La linea è chiara: "Chi ha sbagliato paga". Al centro delle valutazioni non finirà solamente il come ma anche il fatto in sé. Insomma, per l'amministratore delegato si tratta di un fatto sia di metodo sia di merito.

In molti si sono interrogati sulla necessità di soddisfare un presunto compenso da 1.800 euro per un breve intervento televisivo, sostenendo che si sarebbe trattata di una richiesta esagerata. Tuttavia per Sergio il paradigma è differente: certamente si poteva discutere sulla cifra, se fosse compatibile con gli standard Rai ed eticamente accettabile, ma dal suo punto di vista sarebbe stato opportuno agire in maniera diversa rispetto a quanto fatto. "Certamente non lo avrei censurato", ha infatti precisato.

La sensazione dunque è che il tutto avrebbe avuto un'altra piega se Sergio avesse avuto la contezza di ciò che stava avvenendo. Ad esempio, ha spiegato, l'avrebbe mandato in onda e poi - qualora fosse stato necessario - avrebbe chiesto alla conduttrice Serena Bortone un riequilibrio ai sensi della normativa che disciplina la par condicio.

Sergio ha infine puntato l'attenzione su un altro aspetto, forse il vero nodo: "Da settimane la Rai è vittima di una guerra politica quotidiana con l'obiettivo di distruggerla". Anche perché il caso Scurati è una sconfitta per tutti: pure quest'anno il sentimento nazionale unitario per un 25 aprile condiviso resta utopia.

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