Le firme di libertà

Migliaia di cittadini chiedono l'agibilità politica di Berlusconi. Ma l'ultima doccia fredda arriva da Strasburgo

Le firme di libertà

C'è una bella differenza tra eseguire una sentenza ed eseguire una sentenza ingiusta. E non è cosa trascurabile farlo a poche ore dall'inizio di una difficile campagna elettorale nella quale si giocano gli equilibri dell'Italia e dell'Europa intera.
Togliere di mezzo con la forza e con l'inganno il leader dell'opposizione non è cosa da Paese civile. È peggio che accanirsi contro un primo ministro in carica e ricorda certi metodi in voga anni fa nei regimi sudamericani. È una vergogna che ci porteremmo appresso per sempre. Lo sanno bene attori e comparse di questo complotto, tutti protesi a minimizzare o peggio a tacere. O a negare l'evidente urgenza di fermarsi a riflettere come ha fatto ieri l'Europa.

Passi il silenzio del capo dello Stato, che di questa operazione è probabilmente il regista. Più assordante è quello del giovane premier, che di Berlusconi è l'antagonista politico. Giocare contro avversari bendati non è da campioni, ma da vili. Stare cinque ore al giorno in televisione a fare campagna elettorale mentre l'unico che potrebbe batterti non può neppure dire una parola al vicino di casa è imbrogliare.

Mancano davvero poche ore prima che sia davvero troppo tardi per ripristinare un minimo di garanzie. Le decine di migliaia di firme che abbiamo raccolto in queste settimane, e che continuano ad arrivare, perché si conceda a Berlusconi l'agibilità politica sono lo specchio dell'Italia che non si vuole arrendere alla prepotenza della magistratura e della politica. Io non ho dubbi: sono le firme dell'Italia libera e migliore. Chi non vuole vederle non fa un torto a Berlusconi, ma a questi milioni di cittadini.

Ieri, persino Antonio Padellaro, direttore de Il Fatto Quotidiano e acerrimo nemico di Berlusconi, ha sostenuto durante una diretta a Radio24 che impedire a Berlusconi di fare la campagna elettorale sarebbe una porcata. Padellaro è persona onesta e di buon senso, quello che manca al nostro presidente della Repubblica accecato da un odio storico.
Oggi pubblichiamo all'interno sette pagine fitte di nomi e cognomi di lettori indignati. Altre decine attendono il loro turno. Mi auguro che chi può evitare l'onta per il Paese gli dia uno sguardo e ci rifletta.

Commenti