L'Italia prende uno schiaffo sui rifugiati

L'Europa cancella l'impegno per il "mutuo riconoscimento" dell'asilo chiesto dal governo. E il premier si accontenta

La cancelliera Angela Merkel e il premier Matteo Renzi
La cancelliera Angela Merkel e il premier Matteo Renzi

RomaPrimo schiaffo europeo per Matteo Renzi. A margine dell'elezione del nuovo presidente della Commissione (sarà il lussemburghese Jean Claude Juncker), il vertice di Bruxelles ha licenziato una bozza politica sulla gestione futura del problema dell'immigrazione e sull'accoglienza dei rifugiati. Il «mutuo riconoscimento» delle decisioni sull'asilo, punto fortemente voluto dall'Italia, scompare nell'ultima versione del testo concordato dal vertice Ue. Se nella prima veniva indicata come «nuovo passo futuro», già nella seconda, sotto pressioni dei Paesi nordici, è diventata semplicemente una «possibilità da esplorare». Quello che appare come un mero cavillo formale, ha un valore tutt'altro che secondario, dal momento che l'Italia da tempo chiede un coinvolgimento maggiore dell'Unione europea su un problema che, al momento, si trova praticamente ad affrontare in perfetta solitudine.
Sulle sottili differenze del testo licenziato, rispetto a quello proposto, è lo stesso Renzi a parlare. Il premier, però, vuole a tutti i costi vedere il bicchiere mezzo pieno e commenta: «Sul tema dell'immigrazione abbiamo messo le basi per poter finalmente allargare l'operatività di Frontex. Avrei preferito ci fosse anche la parte relativa all'asilo politico, che c'era nella prima bozza». Comunque, conclude il premier, questo documento «segna un passo avanti davvero rilevante».
Affermazione che stride nei toni con il roboante proclama che lo stesso Renzi aveva lanciato quattro giorni fa alla Camera. «Se ci sentiamo dire - aveva tuonato con studiata enfasi - “questo non ci riguarda” diciamo “tenetevi la vostra moneta noi ci teniamo i nostri valori”». Davanti ai deputati italiani il premier aveva annunciato che nel vertice europeo si sarebbe deciso un nuovo atteggiamento nei confronti dell'operazione Mare Nostrum.
Peccato che già il giorno dopo queste ottimistiche dichiarazioni d'intenti, il commissario europeo agli Affari Interni, Cecilia Malmström, avesse esplicitato il «no» della Ue a un maggiore e più incisivo sforzo della stessa Unione Europea nei confronti dell'operazione Mare Nostrum. Intervistata dal Wall Street Journal, la Malmström aveva confermato che non ci sono nuovi fondi per finanziare l'operazione.
Le reazioni italiane allo «schiaffo europeo» segnano una netta distanza con le parole «diplomatiche» usate dal premier. «Per il governo Renzi - commenta Deborah Bergamini (Forza Italia) - si tratta di un risultato molto inferiore alle attese e ai proclami lanciati in concomitanza al dramma di Lampedusa che tutti ricordiamo. L'immigrazione resta un affare di pochi Stati membri, a dimostrazione che, ancora una volta, alle parole del governo non si riesce a far seguire i fatti».
Le fa eco il governatore del Veneto Luca Zaia: «Bisogna dire basta a questa ipocrisia continentale. Renzi abbia il coraggio di dire ciò che tutti gli italiani pensano e di fare ciò che è necessario: pretendere la reintroduzione del mutuo riconoscimento delle decisioni sull'asilo arrivando, se non ascoltato, a non sottoscrivere l'accordo finale».
«Anche ieri nel vertice europeo - aggiunge il vicepresidente dei senatori di Forza Italia, Maurizio Gasparri - Renzi ha fatto da comparsa, non si capisce cosa esattamente abbia concluso. Il che non conforta sul versante emergenza sbarchi. È chiaro che nessuno in Europa intende preoccuparsi del disastro sociale e umano favorito anche da sciagurate operazioni come Mare Nostrum. Renzi poi non si azzardi a inserirla nel decreto di rifinanziamento delle missioni internazionali».

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