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La deriva

Dalla lotta di classe agli ayatollah, la deriva del Partito Comunista

Mentre gli iraniani si ribellano al regime, i compagni nostrani ne celebrano i simboli in nome dell'anti-americanismo affiancandoli alla falce e martello

Dalla lotta di classe agli ayatollah, la deriva del Partito Comunista

Mentre il mondo corre verso scenari geopolitici sempre più complessi, c'è chi preferisce fare un salto indietro nel tempo, rispolverando simboli e retoriche che sembravano confinate nei libri di storia. Sabato 7 marzo, a Cesena, si è consumato quasi un rito ideologico che ha visto protagonista il Partito Comunista e ha mostrato inquietanti alleanze ideologiche internazionali. L'obiettivo dichiarato è quello di rafforzare il radicamento sul territorio romagnolo, una terra che storicamente ha già dato molto a certe dinamiche di parte e che ora vede il ritorno di una struttura organizzata pronta a dare battaglia. Qui, a Cesena, è stata infatti aperta la federazione Romagna del Partito Comunista.

Tra la bandiera con falce e martello, e nemmeno un tricolore italiano, ha fatto capolino un vessillo che poco ha a che fare con le lotte operaie: la bandiera della Repubblica Islamica dell'Iran. Quella che gli iraniani ripudiano in favore della storica bandiera con il Sole e Leone Si parla di “nuova fase di lavoro”, ma la sensazione è quella di un miscuglio tra vecchio massimalismo e discutibili alleanze geopolitiche in funzione anti-occidentale. La vicinanza di alcune frange del comunismo italiano all'Iran non si basa su una condivisione di valori sociali o religiosi, ma sulla dottrina della resistenza al cosiddetto "unipolarismo" a guida statunitense. In questa visione, l'Iran viene percepito non come una teocrazia, ma come un baluardo di sovranità nazionale contro l'influenza della Nato e delle istituzioni finanziarie occidentali.

“Comunque da sempre ci dite che voi comunisti non siete come Stalin e che il comunismo non sia un regime. Allora vi chiedo come mai supportate questi paesi come Venezuela e Iran che democratici non sono?”, chiede un utente in un commento postato sotto il post pubblicato dal Partito Comunista. La risposta dello stesso partito è spiazzante: “Viva Stalin”. E a ben vedere le assonanze tra Stalin e i regimi attuali non sono poche. Al di là di questo slancio novecentesco, la nuova linea rossa è un "neo comunismo", che ha sostituito la lotta di classe con l'odio per l'Occidente e oggi il riferimento è qualunque regime, anche teocratico o autoritario, purché si dichiari nemico delle democrazie liberali. Oggi sono l’Iran e il Venezuela e il cosiddetto “anti-imperialismo” è diventato l'alibi perfetto per giustificare le dittature.

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