L'ultimatum del Pdl sull'Iva: "Se aumenta, governo addio"

Il capogruppo Brunetta all'attacco: "A ottobre basta un punto in più e salta la maggioranza". Ma sul rincaro Saccomanni non smentisce

L'ultimatum del Pdl sull'Iva: "Se aumenta, governo addio"

RomaSe il governo fa scattare l'aumento dell'Iva ad ottobre, anche solo di un punto, «non ci sarà più la maggioranza». All'ora di pranzo Renato Brunetta lancia un vero aut aut ad Enrico Letta. Il presidente dei deputati del Pdl attende dal premier una smentita sulle indiscrezioni che vedono il ministero dell'Economia propenso a non bloccare l'aumento di un punto dell'Iva ad ottobre; e, addirittura, orientato a raddoppiare l'incremento per finanziare la riduzione del cuneo fiscale.

Smentita, però, che Palazzo Chigi non diffonde. E non può farlo. Oggi o al massimo domani il Consiglio dei ministri discuterà la nota di aggiornamento al Documento di finanza pubblica. E lì verrà ufficializzato che l'Italia ha sfondato il tetto del 3% di deficit in rapporto al Pil. Il documento indica uno sforamento minimo, al 3,1/3,15%: oltre 0,2 punti sopra il limite previsto dai Trattati.

Ne consegue che entro la fine dell'anno, il governo dovrà varare interventi per 3 miliardi per correggere l'andamento. A questi, però, si devono aggiungere 600 milioni di mancata copertura per l'eliminazione della prima rata dell'Imu; i 300 milioni per le missioni militari; le risorse necessarie a cancellare la seconda rata; ed i 4 miliardi indispensabili se davvero Letta vuole ridurre il peso fiscale sulle buste paga.

È per rispettare questa lista della spesa che al ministero dell'Economia stanno pensando - non solo - di non bloccare l'aumento di un punto d'Iva (dal 21 al 22%), ma di introdurne un altro punto di aumento, così da avere le risorse necessarie a far fronte agli impegni (compresi quelli sul rifinanziamento della cassa integrazione).
Contro l'orientamento del governo si scaglia non solo il Pdl tutto (oltre a Brunetta prendono posizione contro l'aumento dell'Iva anche Schifani, Matteoli, Gasparri, Carfagna e mille altri), ma anche il Pd. «Chiediamo al governo di fare di tutto per scongiurare l'aumento», osserva Roberto Speranza, capogruppo Pd a Montecitorio.

Contrario all'Iva anche Stefano Fassina, viceministro all'Economia. «Una scelta del genere peserebbe sull'economia - osserva - Per rinviare l'aumento dell'Iva, rivediamo l'intervento sull'Imu: confermiamo la cancellazione per il 90% dei proprietari e lasciamo contribuire il 10% delle abitazione di maggior valore». Fassina è «un irresponsabile», tuona Brunetta e mezzo Pdl.

Le organizzazioni dei consumatori stimano che l'aumento di un punto dell'Iva comporterà una maggiore spesa di 207 euro a famiglia. La Confcommercio prevede che un intervento del genere innescherebbe un aumento del costo della vita dello 0,4%, un'ulteriore contrazione dei consumi, e la perdita della produzione comporterebbe - a regime - una perdita di 10mila posti di lavoro.

«Se scatta l'aumento dell'Iva l'Italia è il Paese più tartassato d'Europa», commentano gli Artigiani di Mestre.

I sindacati sono preoccupati. E chiedono al governo l'apertura di un tavolo di confronto sulla legge di Stabilità. Vogliono affrontare temi come crescita, lavoro, ripresa economica. Soprattutto temono che l'aumento dell'Iva possa innescare una spirale di aumento dei prezzi che, a fronte del blocco dei salari, finirebbe per ridurre il potere d'acquisto dei lavoratori.

Le indiscrezioni sulla volontà del governo di agire sull'Iva sono riprese a circolare dopo la visita di Ollie Rehn a Roma. Il portavoce del Commissario europeo precisa che non spetta alla Commissione decidere le politiche fiscali degli Stati membri. «Sta al governo italiano decidere se è necessario aumentare l'Iva o meno». Ed il governo ha deciso per l'aumento.