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L'Unità e l'oltraggio alla Shoah nel giorno della Memoria: lo sterminio di Hitler come Gaza

È possibile equiparare l'Olocausto a ciò che sta avvenendo a Gaza e dintorni? Per qualcuno sì. Ma farlo nel Giorno della Memoria è molto grave

L'Unità e l'oltraggio alla Shoah nel giorno della Memoria: lo sterminio di Hitler come Gaza

Ventisette gennaio 2026. Come ogni anno nella Giornata della memoria si commemorano le vittime dell'Olocausto. L'Unità, diretta da Piero Sansonetti, titola in questo modo: "Ricordiamoci della Shoah e mettiamola a confronto con lo sterminio in Palestina". L'accostamento è forte, spiazzante. Sottolinea che è in atto uno sterminio, pianificato, una sorta di "soluzione finale". Solo che, al posto degli ebrei stavolta nel mirino ci sono i palestinesi. E gli ebrei sono diventati i carnefici. A parte l'estrema confusione che si fa, forse voluta, tra religione/etnia e Stato/politica, il problema è enorme e assai complesso.

Si può essere contrari alla politica di Netanyahu (molti lo sono in Israele), ma non si può fare a meno di vedere cosa è stato il 7 ottobre. Quel maledetto giorno del 2023 l'azione simultanea di diversi gruppi armati, provenienti dalla Striscia di Gaza, portò all'uccisione di 1200 civili e militari israeliani, e al rapimento di circa 250 persone. L'attacco fu pianificato e operato da Ḥamas, con il sostegno di altre milizie palestinesi. Fu un giorno di festa per Hamas, il cui primo obiettivo, da sempre, è annientare Israele. Si può fare finta che non sia esistito il 7 ottobre? La questione palestinese, è vero, parte da lontano, quando ancora Hamas non esisteva e Netanyahu non era nato. Se vogliamo essere precisi il conflitto israelo-palestinese affonda le proprie radici tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, tra sogni speranze e sogni di riscatto (quelli degli ebrei europei vittime di persecuzione un po' ovunque), altrettanto legittime aspirazioni nazionalistiche degli arabi, partendo dal dissolvimento dell'impero ottomano, e "protezioni" più o meno robuste, a seconda dei momenti, dei paesi stranieri. Poi, impossibile dimenticarlo, ci sono state anche le guerre combattute dal mondo arabo contro gli "odiati" sionisti: la prima nel 1948, subito dopo la proclamazione dello stato di Israele, poi nel 1956, nel 1967 e nel 1973.

Ma torniamo all'Unità, che con Ste­fano Levi Della Torre ricorda Primo Levi: "La Shoah è un uni­cum, ma come esito estremo e ormai pos­si­bile di ogni pro­pa­ganda dema­go­gica d’odio, di ogni per­se­cu­zione etnica, raz­zi­sta o reli­giosa, di ogni cru­deltà di massa che già sta avve­nendo in molte parti del mondo, che sta avve­nendo in Pale­stina. Il 7 otto­bre 2023 Hamas ha com­piuto una strage nel sud di Israele. Ora la destra israe­liana ha colto l’occa­sione della neces­sa­ria rispo­sta a quell’atto ter­ro­ri­stico per dare una solu­zione finale alla “que­stione pale­sti­nese”, ster­mi­nando donne, uomini e bam­bini e cac­ciando defi­ni­ti­va­mente i pale­sti­nesi dalla Stri­scia di Gaza e dalla Cisgior­da­nia. Que­sto con l’appog­gio degli Stati Uniti e la pas­si­vità con­ni­vente dei governi d’Europa. Non rico­no­scere i pale­sti­nesi come popolo ma solo come 'il male', ren­dere ina­bi­ta­bile per loro la loro terra ha i con­no­tati del geno­ci­dio... In memo­ria della Shoah, l’attua­lità ci pro­pone ora di spo­stare l’accento sui car­ne­fici. È la domanda che mag­gior­mente coin­volge la nostra respon­sa­bi­lità: come nella memo­ria delle vit­time si diventa car­ne­fici o con­ni­venti coi car­ne­fici per con­senso o indif­fe­renza? Che cosa ci può acco­mu­nare oggi al con­for­mi­smo con­sen­ziente o anche solo pru­dente, o indif­fe­rente al destino altrui, o al non voler sapere per evi­tare respon­sa­bi­lità o inquie­tu­dine, a tutti que­gli atteg­gia­menti, indi­vi­duali e sociali, che hanno per­messo che a suo tempo qual­cosa di simile ad Ausch­witz avve­nisse?".

Queste invece sono le parole di Dijana Pavlovic, attrice e attivista serba, che parte ricordando il Porrajmos, il genocidio di rom e sinti. "Ogni anno, il 27 gen­naio, scrivo più o meno le stesse cose. Rac­conto il Por­ra­j­mos, chiedo che venga rico­no­sciuto, ricordo che il geno­ci­dio dei rom è stato rimosso dalla memo­ria pub­blica euro­pea, sot­to­li­neo che que­sta rimo­zione ha con­se­guenze con­crete: oggi la discri­mi­na­zione, la vio­lenza e l’esclu­sione con­tro i rom sono strut­tu­rali, isti­tu­zio­nali, nor­ma­liz­zate. E ogni anno mi chiedo se tutto que­sto pro­duca dav­vero qual­che risul­tato reale. Non sono tra quelli che dicono che non ha senso ricor­dare, al con­tra­rio. Ma biso­gna essere cie­chi per non vedere che, men­tre ricor­diamo, il mondo va chia­ra­mente in una dire­zione oppo­sta...".

Poi il riferimento esplicito a Gaza: "Pochi mesi fa è stato pub­bli­cato un libro: I nomi della memo­ria del geno­ci­dio a Gaza. Con­tiene i primi 58.383 nomi rac­colti in 647 giorni. Se per ogni nome ci pren­des­simo solo dieci secondi – dieci secondi per rico­no­scere che stiamo pro­nun­ciando il nome di una per­sona reale – ci vor­reb­bero quasi sette giorni per leg­gerli tutti. Sette giorni in cui, nel frat­tempo, con­ti­nuano a morire altre per­sone. Il para­dosso è que­sto: il Giorno della Memo­ria nasce per dire “mai più”, ma fun­ziona ormai soprat­tutto come stru­mento di sepa­ra­zione tra pas­sato e pre­sente. Serve a dire: quello è suc­cesso allora, lì; que­sto che accade oggi è un’altra cosa. Come se il pro­blema non fosse la logica che attra­versa gli eventi, ma solo la loro col­lo­ca­zione sto­rica. Forse non basta ricor­dare. Forse non basta nomi­nare i morti se non siamo in grado di rico­no­scere i mec­ca­ni­smi che pro­du­cono nuovi morti. È una memo­ria che ha smesso di svol­gere la sua fun­zione prin­ci­pale. E allora, per­do­na­temi, per­do­na­teci, non vogliamo offen­dere nes­suno, oggi sì, ricor­diamo i nostri morti in silen­zio. E pro­viamo a urlare i nomi di quelli di oggi, anche se qual­cuno non vuole sen­tire".

È giusto che l'uomo si interroghi sulle tragedie della storia e cerchi di trarne insegnamento. Ma stiamo attenti, molto attenti, a non cadere nelle mistificazioni.

L'Olocausto è un unicum storico per la pianificazione burocratica e potremmo dire anche "industriale" dello sterminio totale. A differenza di altri genocidi nacque da una persecuzione antisemita secolare, trasformata nell'azione politica di stato volta a "purificare" la razza ariana. Il conflitto arabo-israeliano è un'altra cosa.

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