Marianna Madia lascia il Partito democratico e si prepara a passare da indipendente nel gruppo di Italia Viva. L’addio dell’ex ministra è stato formalizzato con una lettera indirizzata alla capogruppo dem alla Camera, Chiara Braga, e pubblicata da Repubblica.
La carriera politica di Marianna Madia
Marianna Madia entra in politica nel 2008, a soli 28 anni, quando viene scelta come capolista Pd nella circoscrizione Lazio 1 da Walter Veltroni. "Io non sapevo che la mia straordinaria inesperienza fosse funzionale a questa occasione": sono le parole con le quali si presenta ai giornalisti nella sede Dem il giorno dopo l'annuncio della sua candidatura.
Nata nel 1980 si diploma al liceo francese e si laurea in Scienze politiche a Roma con una tesi in economia del lavoro. Madia collabora negli anni con Arel, l'Agenzia di ricerche e legislazione fondata da Nino Andreatta e promossa da Enrico Letta, ed entra poi a far parte del Comitato direttivo. La sua presenza alla Camera viene confermata nel 2013 dopo aver ottenuto circa 5.000 preferenze alle primarie del Pd. Responsabile per il Lavoro nella segreteria del partito a guida Matteo Renzi, diventa ministra della Pubblica amministrazione e della semplificazione del primo governo Renzi. Giura il 22 febbraio, salendo al Quirinale col pancione.
Caduto l'esecutivo, il 12 dicembre 2016 viene confermata ministra della Pubblica amministrazione da Paolo Gentiloni. Sono anni in cui si occupa di riformare la P.a, con l'obiettivo di semplificare procedure, digitalizzare, riorganizzare le partecipate e modernizzare il pubblico impiego. Tra le misure più note, quelle legate alle procedure accelerate e alle sanzioni contro i "furbetti del cartellino".
Lasciato il ruolo al governo, negli anni successivi continua il suo impegno in Parlamento: è spesso al centro di polemiche con i colleghi e le colleghe del partito (al congresso vinto da Elly Schlein appoggia Bonaccini) e negli ultimi anni all'interno del partito si posiziona nell'area riformista, contestando in diverse occasioni le scelte sui temi del lavoro. Infine, la distanza dal Pd si è consumata anche sul terreno della politica estera: a marzo, infatti, la deputata ha sottoscritto la risoluzione sull'Iran di Iv Azione e Più Europa. Ultimamente si occupa molto di social e minori, portando avanti una battaglia trasversale affinché sia stabilita un'età minima per l'accesso alle piattaforme.
La lettera a Chiara Braga
Nel testo inviato alla capogruppo del Pd Chara Braga, la deputata spiega le ragioni della sua decisione, maturata dopo una riflessione sul ruolo dell’opposizione e sulla prospettiva politica del centrosinistra. “È ormai da qualche tempo che rifletto su quale sia, in un quadro politico in continua evoluzione, il modo migliore per interpretare il ruolo di deputato di opposizione che gli elettori ci hanno affidato e soprattutto per contribuire alla costruzione di un progetto di alternativa vincente e convincente al centrodestra”, scrive Madia.
Il progetto riformista e il passaggio
Nel passaggio centrale della lettera, l’ex ministra ribadisce la necessità di rafforzare l’area progressista: “convinta che il centrosinistra debba rafforzarsi sia come articolazione della sua proposta elettorale, sia come novità, originalità e credibilità del suo programma di governo. È questo il lavoro che ho cercato di svolgere all’interno del Partito democratico e del nostro gruppo parlamentare nell’arco di questa legislatura”.
Da qui la scelta di cambiare collocazione politica: “Sono giunta alla conclusione che, nell’ambito dello sforzo che ci accomuna per rendere competitiva la coalizione progressista, io possa adesso rendermi più utile svolgendo questo stesso lavoro in un’altra collocazione. Condividiamo tutti l’idea che il centrosinistra sarà più forte quando avrà ampliato la propria presenza nell’area politica, sociale e culturale che usiamo definire riformista: questo è esattamente l’obiettivo al quale vorrei contribuire nel modo più efficace possibile”.
“Non una rottura ma continuità nell'impegno e nelle idee”
Marianna Madia chiarisce infine il senso politico del passaggio: “Ho, quindi, maturato l’intenzione di spostarmi dal gruppo parlamentare del Pd, in una logica non di rottura ma di continuità dell’impegno e delle idee che ho sempre coltivato. Si tratta di una decisione della quale sono convinta.
Spero che questa scelta, per me difficile e sofferta, sarà compresa: abbiamo di fronte una sfida cruciale per i destini del Paese e la affronteremo insieme, ognuna e ognuno di noi battendoci da postazioni diverse ma con un unico appassionante obiettivo condiviso”.