Nove ladri su dieci la fanno franca. E non si indaga più

Vita facile per i topi d'appartamento: archiviazione nel 95% dei casi. Ma se la vittima è un magistrato, allora i colpevoli vengono trovati

Milano - Vincono i ladri. Vincono quelli che entri in casa e la casa l'hanno svuotata. O vai a prendere l'auto parcheggiata in strada, e l'auto non c'è più. E vincono pure a mani basse, con le guardie lasciate (quasi) a zero. La morale della favola è la sconfitta degli onesti: se sei vittima di un furto, puoi anche fare a meno di denunciare. Perché entrerarai nelle statistiche, ma la soddisfazione di vedere il bandito al gabbio non la avrai.

Succede a Milano, dove l'autorità giudiziaria ha di fatto alzato bandiera bianca contro i furti. Sono troppi. Sono così tanti che vengono registrati per «blocchi di comunicazioni di notizia di reato», ovvero accorpati a gruppi per snellire il lavoro degli uffici. Ma, di fatto, questo significa che le indagini nemmeno vengono fatte. E così, delle 100mila denunce che nel 2013 sono state presentate nel capoluogo lombardo, il 95 per cento è finita con un'archiviazione. Praticamente l'en plein. Alla faccia dell'obbligatorietà dell'azione penale.

È chiaro che l'ufficio inquirente milanese si trova ad avere a che fare con una mole di lavoro enorme, ed è ovvio che per far funzionare la macchina della giustizia da qualche parte si debba «razionalizzare». Ecco, correre dietro ai furti non è considerato un esempio di economia del lavoro. Centomila denunce in un anno richiedono tempo e risorse, magari a fronte di risultati - quando arrivano - modesti. Nonostante nel tribunale di Milano lavori un piccolo esercito di persone, con 80 magistrati, 69 vpo (le toghe onorarie), 278 amministrativi, 258 agenti di polizia giudiziaria, 51 di polizia locale e 30 «aggregati» tra Banca d'Italia, Asl, Agenzia delle Entrate, Guardia di finanza. Però il messaggio che passa è un tilt semantico. Se i cittadini vengono scoraggiati dal perseguirla - anche solo per evidenti questioni di realpolitik -, siamo alla giustizia che non crede più nella giustizia.

E qual è la soluzione adottata dalla Procura di fronte a questo diluvio di denunce? Appunto, i «blocchi di comunicazioni di notizia di reato». Con questo sistema, il bilancio 2013 si è chiuso con 1.644 procedimenti iscritti a carico di ignoti. Un'inezia. Pochissimi fascicoli a fronte di una quantità monumentale di segnalazioni, come rilevato dai dati della questura: centomila denunce per la sola città di Milano, e altre 60mila per la provincia. Un fenomeno evidentemente pervasivo e in preoccupante crescita. Per dare una misura, si tratta di tre volte il dato del 2004. Eppure, la quasi totalità dei fascicoli è finita con un'archiviazione. E poco meglio è andata con le rapine, archiviate al 70 per cento.

Del resto, appare quasi un'amara fatalità che che il pool di magistrati specializzato nel gestire i furti e le ricettazioni non possa fisicamente stare dietro alle migliaia di fascicoli. Ma in fondo, statistiche alla mano, una minima speranza può albergare in ogni milanese che si è visto svuotare l'abitazione da una banda di topi d'appartamento. Se il 95 per cento delle denunce viene archiviata, allora c'è un altro 5 per cento va a buon fine.

E così è successo - nemmeno a dirlo - a una toga milanese, vittima anch'essa di un furto in abitazione. Spariti contanti e orologi -aveva raccontato nei mesi scorsi il blog giustiziami.it-, un colpo da 40mila euro. Ma invece di allungare la lista delle denunce inevase, ha fatto rilevare le impronte digitali, le ha inserite nella banca dati della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Milano, e nel giro di 48 ore ha scoperto l'identità della ladra. Che dire, gli è andata bene. Ci vuole fortuna. Oppure essere un magistrato, che un po' è la stessa cosa.

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