#matteononstiamosereni

Renzi promette e accende speranze. Ma noi non vogliamo fare la fine di Letta illuso e tradito da un suo famoso tweet: #enricostaisereno. E già ci sono i primi segnali inquietanti

#matteononstiamosereni

I lettori ci perdoneranno se oggi ci lasciamo prendere da uno slancio di giovanilismo. Ci adeguiamo, con imbarazzo, ai tempi e ai governi. Osiamo non tanto per l'età nostra (direi mia e di alcuni nostri lettori), ma perché questo giornale compie tra pochi mesi quarant'anni. Ha quindi i requisiti anagrafici perfetti per stare nella mischia della modernità. Un campo, come noto, nel quale si racconta tutto in costante diretta, con linguaggi nuovi, attraverso quegli strani aggeggi che alloggiano nei nostri computer e telefonini, tipo Facebook e Twitter. E proprio un tweet lanciato da Matteo Renzi è diventato l'emblema della sua ascesa al potere. È datato 17 gennaio e recitava: #enricostaisereno (dove #, detto hashtag, è il simbolo che identifica la parola chiave del messaggio). Il neo segretario del Pd voleva così tranquillizzare il premier Letta dalle voci che sostenevano una imminente sua caduta per fuoco amico. Il povero Letta credette all'impegno solenne di Renzi e pensò di averla scampata. Il 13 febbraio, neppure un mese dopo, arrivò la pugnalata e quell'#enricostaisereno è diventato l'ironico emblema dell'inaffidabilità dell'ex sindaco di Firenze (l'imbarazzo tra i due allo scambio di consegne di ieri a Palazzo Chigi è la prova della consapevolezza, per entrambi, che quello che è avvenuto è stato fratricidio in piena regola).
Col titolo di oggi parafrasiamo quel messaggio e lanciamo il primo # cartaceo. Nonstiamosereni, tutto attaccato come si scrive su Twitter, perché non vogliamo fare la fine di Letta che aveva creduto ciecamente a una promessa di Renzi. C'è quel patto fatto con Berlusconi sulla nuova legge elettorale che è da rispettare nei contenuti e nei tempi. C'è l'impegno per una tregua fiscale che male si concilia con la scelta del nuovo ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, noto tassatore. E poi quello di mostrare i muscoli all'Europa che si infrange dopo solo pochi minuti con la secca dichiarazione di ieri del commissario europeo Olli Rehn: «Padoan sa che cosa deve fare». Che vuol dire? Che comanda lui, che gli ordini di Bruxelles sono già partiti?
Insomma, fino a ieri Renzi era una simpatica canaglia, con un talento che ha affascinato molti, ma era un problema solo del Pd. Da oggi lui è il padrone dei nostri portafogli e dei nostri posti di lavoro. Una differenza non da poco. Per cui guardiamo con rispetto e fiducia alle sue mosse ma, visti i precedenti, diciamo senza remora: #matteononstiamosereni. Così, tanto per scaramanzia.

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