Dal giaguaro al leopardo Matteo "sfila" per Cavalli

Il sindaco a Milano dallo stilista: "Mi attaccano perché mi occupo di moda ma è un settore che muove 60 miliardi"

Dal giaguaro al leopardo Matteo "sfila" per Cavalli
Matteo Renzi alla presentazione dell'autobiografia dello stilista Roberto Cavalli

Milano - Una volta c'era la bandiera rossa, adesso sono ridotti a cercar di smacchiare il giaguaro e a indossare il leopardo. Anzi il leopardato. Ha fatto la sua fortuna mediatica (e politica) indossando la tuta da rottamatore, poi il giubbotto in pelle da rockstar e l'altra sera chiudendo la festa del Pd a Milano ha annunciato di voler cambiare lavoro («Se andiamo alle elezioni li asfaltiamo»). Forse dimenticando che già Pier Luigi Bersani da segretario del Pd Berlusconi versione giaguaro voleva smacchiarlo, ma il centrosinistra ne uscì con le ossa rotte. Ora Matteo Renzi l'Asfaltatore riparte dal maculato Cavalli, il tessuto su cui lo stilista fiorentino ha costruito la sua fortuna imprenditoriale. E ormai decisamente incamminato sulla via della fashion-politik aggiunge un'altra perla alla collezione che già comprende il «chiodo» da Fonzie pubblicato da Chi, così la bandana Berlusconi style. E ieri a Milano, dopo aver presentato la seconda edizione di «Super» il salone di Pitti Immagine, Renzi ha officiato il lancio di Just me!, l'autobiografia di Roberto Cavalli (Mondadori, 288 pagine, 20 euro) chiosata come «la grande storia di un self made man».
Accoglienza da divi per entrambi (il politico e lo stilista) alla libreria di piazza Duomo con zuffa tra telecamere e richiesta di autografi per un matrimonio tra moda e politica più usuale a destra che a sinistra. Perché è difficile immaginare lo stile (e il prezzo) delle stampe animalier Cavalli addosso ai militanti delle feste del Pd. Ma Renzi è politico arguto e dall'ingegno vivace, più a suo agio nelle contraddizioni che nei luoghi comuni di una sinistra che senza di lui sarebbe votata a una rapida estinzione.
«Ci sono già state le polemiche preventive - ha risposto ieri - Diranno che il sindaco perde tempo con la moda. E, invece, questo è un settore che dà lavoro a un milione di persone, muove 60 miliardi di euro di cui 40 in esportazioni, rappresenta il 4 per cento del Pil e valorizza il made in Italy in tutto il mondo». E perciò «bisogna smettere di pensare che questi temi riguardino solo gli addetti ai lavori». Risposta perfetta di chi fin da piccolo sognava di fare il premier. E ancor oggi è l'unico bambino che mangia i comunisti. «E comunque - aggiunge - mica sono venuto vestito leopardato. Del resto non avrei nemmeno il physique du role». In prima fila la chioma riccia di Afef Jnifen, Enzo Iacchetti e l'assessore Cristina Tajani a rappresentare il Comune di Milano nell'affannoso tentativo di recuperare dopo la figuraccia internazionale del sindaco Giuliano Pispia con Dolce e Gabbana marchiati come evasori fiscali. E gli stilisti per protesta chiusero per tre giorni tutti i negozi a Milano.
Ma al fianco di Renzi il vero mattatore è stato Cavalli che ha raccontato come una sua semplice battuta pronunciata arrivando a una festa «I am the party» sia diventata una campagna pubblicitaria. «Ma io - assicura - sono stato un fantastico attore e nella vita non sono proprio così». E allora la sua biografia racconta di quanto male andasse a scuola all'Istituto d'arte. E spiega che l'ha scritta per dire ai giovani che possono farcela.
Anche se «oggi c'è la Terza guerra mondiale, quella scatenata dalla finanza internazionale». Racconta di donne importanti che sono state la madre, la sorella Lietta, le mogli Silvanella ed Eva. E soprattutto il babbo («a Firenze diciamo così», racconta Renzi), ingegnere minerario fucilato dai tedeschi a Cavriglia quando lui aveva appena tre anni. E a lui è dedicata l'ultima pagina del libro. «Babbo... questa è stata la mia vita. A presto...».