Mirabello, festa flop La destra è a pezzi e Fini non si presenta

La triste parabola della storica kermesse voluta da Almirante. Era un evento clou, ora è semideserta

Mirabello, festa flop La destra è a pezzi e Fini non si presenta

dal nostro inviato a Mirabello (Fe)

Combattenti e reduci. Anche se resta da capire se siano più i combattenti o i reduci. Esterno sera con zanzare. Location: Mirabello, terre del Reno, della salama da sugo e anche di chi, proprio come un salame, si è fatto affettare da certe disavventure politiche.

È dal 1982 che in questo luogo simbolo della destra italiana, un tempo missina e quindi aennina, si tiene la «Festa Tricolore», tradizionale kermesse istituita dal lìder maximo del Movimento sociale italiano, Giorgio Almirante. Ma la pompa magna di quei tempi si è appannata e la riprova si è avuta ieri sera con il taglio del nastro in un imbarazzante deserto di popolo e di idee. Resta il fatto che, per gli aficionados dalla nostalgia più recente, questa Mirabello, rimane il luogo nel quale Gianfranco Fini nel 2010 proclamò, con malcelato orgoglio: «Il Popolo della libertà non c'è più». Conseguenza diretta? La nascita di quel Futuro e Libertà che, appena tre anni dopo, è poco più di un topolino di cui non si ricorda nemmeno più lo stesso Fini.

Già, Fini. In fondo è proprio lui il protagonista di questa «Festa» numero 32. Perché lui, per la prima volta, non ci sarà. Se è vero, come è vero che non ha contribuito a risollevargli il morale, contestualmente alle batoste elettorali, la sfuriata di Donna Assunta, vedova Almirante, che parlò senza troppo perifrasi del tradimento del vecchio rampollo del Msi («Offende la memoria di Giorgio: Fini non ha alcuna ragione di tornare a Mirabello»), è anche vero che Gianfri, non aggiorna da settimane il sito personale né concede più interviste. Si nasconde dietro una cortina di silenzio perché ha fallito in tutto. Certo, l'invito da parte del comitato organizzatore della festa è effettivamente arrivato e a confermarlo è stato lo stesso Vittorio Lodi, fondatore dell'evento: «Gli ho parlato e sarà lui a decidere se venire oppure no. Al momento è al 50 per cento». Ma Fini e i suoi flop resteranno, questo è fuor di dubbio, al centro del dibattito ufficiale e non ufficiale da qui a domenica, quando il modesto rassemblement si concluderà perché La Russa, Alemanno e Storace, che dovrebbero presentarsi sul palco di Mirabello, non risparmieranno critiche all'ex «leader» per la caduta verticale della destra italiana.

Carini gli auguri che si è premurato di far giungere fino a qui Simone Ferrarini, coordinatore regionale della Fiamma Tricolore, movimento che agli ex di An ha ancora un sacco di frasi non proprio eleganti da recapitare, dopo aver perso la battaglia per la proprietà dello storico simbolo Msi. «Noi non siamo stati invitati - ha dichiarato - ma direi che sono onorato di non partecipare alla congrega di persone che dal 1995 sputano nel piatto in cui hanno mangiato per tutta la loro gioventù». Quindi? Ieri la serata inaugurale è stata qualcosa di molto simile a una riunione fra pochi intimi locali, vale a dire i ferraresi Lodi, Brandani e Rendine, incoraggiati del coordinatore nazionale Menia, mentre stasera dovrebbero sfilare sul palco ospiti foresti per dare corpo a un dibattito sulla giustizia, con professori di diritto, ex magistrati e Rosi Bindi. «Ricostruire una nuova destra per immaginare un'altra Italia», è questo il titolo scelto per la Festa Tricolore 2013 dal «reggente» di Fli, Roberto Menia. Ambizioso titolo. Come ambiziosa la motivazione che il medesimo ha dato: «Comporre una nuova destra in grado di immaginare le impalcature future su cui poggiare un'altra Italia è il filo conduttore di quest'anno che Fli dedica alla storia e alla rinascita». Lavoro un po' impegnativo se si guardano alle tante, troppe sedie vuote che ci stanno intorno.