Ex parlamentare di Pci e Pds, professore emerito di Scienza Politica all'università di Bologna. Gianfranco Pasquino è un po' una delle «coscienze critiche» del progressismo italiano. A volte critico, ma non antipatizzante nei confronti di Schlein, Pasquino - tra consigli e riflessioni - con Il Giornale analizza il voto delle comunali. A partire dalla sconfitta del campo largo a Venezia, con le inevitabili ricadute sullo stato di salute del campo largo a livello nazionale, anche nell'ottica delle prossime elezioni politiche.
Professore, è stato un errore di Schlein «nazionalizzare» troppo la campagna elettorale di Venezia?
«È stato inevitabile, la Schlein pensa di essere molto più forte a livello nazionale che locale, non poteva fare altro. La verità è che il centrodestra qualche volta ha scelto bene i candidati, qualche volta no, ma è comunque maggioranza nel Paese, di questo il centrosinistra dovrebbe ricordarsi, il referendum è stato un voto diverso».
E, quindi, Schlein è stata, in un certo senso, obbligata a «cavalcare» la sfida di Venezia?
«Il punto è che spesso il centrosinistra confonde i propri desideri con la realtà. Il centrosinistra si rallegra e si intristisce troppo facilmente. C'è anche una componente psicologica nella politica. Detto ciò, nelle elezioni locali contano i fattori locali, come la scelta del candidato, e così via, non si può generalizzare».
A Venezia il centrodestra era più forte a livello locale?
«C'è da dire che Brugnaro ha governato non male, e poi il candidato avrebbe dovuto essere di Venezia. Venturini, il candidato del centrodestra, rappresentava molto bene la città, Martella invece no».
Ma, sui risultati del cosiddetto «campo largo», ha pesato la confusione a livello nazionale su perimetro delle alleanze e anche il fatto che ancora manca un leader, così come ancora non si sa come verrà scelto questo leader, se con le primarie oppure se il candidato premier sarà il leader del primo partito della coalizione, ovvero Schlein?
«Certo, se si chiariscono alcune idee io direi che a livello nazionale andrà meglio. Il problema sono le idee, quando si parla a livello nazionale».
Non è mancata, soprattutto a Venezia, la «quarta gamba» moderata del centrosinistra che ancora sembra un cantiere? Il campo largo non è troppo a trazione radicale e poco riformista oppure è comunque più efficace una coalizione ideologicamente più spostata a sinistra?
«Guardi, io non credo molto alla diatriba dialettica tra riformisti e radicali. Io credo, invece, nelle idee e devo dire che a sinistra, in generale, non ho visto e non sto vedendo idee particolarmente trascinanti. Poi bisogna anche dire che Venezia è anche un bacino elettorale relativo. Venturini ha preso poco più di 50 mila voti, le ripeto, il centrodestra stavolta ha scelto meglio il candidato, rappresentava meglio la città rispetto a Martella».
Un consiglio a Schlein?
«Io sono Pasquino e le dico qual è l'opinione di Pasquino. Credo che Schlein dovrebbe avere più fantasia e dovrebbe essere meno ripetitiva».
In che senso?
«Non dovrebbe limitarsi a dire abbiamo fatto, abbiamo già detto. Gliel'ho detto, deve essere meno ripetitiva».
E su cosa dovrebbe puntare?
«Io credo che lei debba battere ancora di più sul tema dell'Europa, sull'europeismo. Deve farlo perché si tratta di un tema su cui il centrosinistra, in partenza, parte molto avvantaggiato rispetto a questo centrodestra».