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Politica

Papà separati in piazza "O i politici ci aiutano o non li voteremo più"

Manifestazione giovedì al Pantheon per affermare i diritti dei figli contesi a poter contare sull’apporto di entrambi i genitori (e magari anche dei nonni). La legge che voleva migliorare l’affido condiviso è ferma in Senato da quattro anni. "Affossata da Pd e Idv"

Papà separati in piazza "O i politici ci aiutano o non li voteremo più"

Basta chiacchiere. Basta promesse. Basta politici scalda-sedie e conta-frottole.

Se la crisi di credibilità dei politici è già profonda, presso i genitori separati ha superato ogni livello di guardia. Così i rappresentanti di un disagio che riguarda ormai circa dieci milioni di italiani il prossimo giovedì 4 ottobre scenderanno in piazza del Pantheon a Roma, per la prima volta intenzionati a metterla giù molto dura. A prima vista, un vero e proprio ricatto nei confronti dei prossimi candidati delle Politiche 2013.

«Alle prossime elezioni - dice il coordinamento delle associazioni per la «bigenitorialità» - voteremo soltanto i politici che si impegneranno a risolvere i problemi di centinaia e centinaia di figli contesi, genitori bistrattati, nonni ignorati. Non vogliamo vedere in Parlamento mai più gli scalda-poltrone, mai-più i conta-favole». Mai più, insomma, chi si oppone alle modifiche della legge sull’affido condiviso, «come soprattutto Pd e Idv stanno facendo», denunciano i genitori separati.

Che cosa sia successo in questi anni è facile dire. L’avvento delle nuove norme nel 2006 sembrava affermare finalmente un principio cardine in ogni separazione tra coniugi: quello della «bigenitorialità». Ovvero che i figli hanno diritto a poter stare con entrambi i genitori, anche quando il matrimonio finisce. Lo sviluppo equilibrato di un minore, è acclarato, può e deve essere perseguito con l'apporto di entrambi gli ex coniugi.

Ma, a sei anni dall’entrata in vigore, la legge numero 54 accusa molte crepe e si è prestata a troppe cattive interpretazioni. In particolar modo, proprio sul principio cardine della «bigenitorialità» che viene spesso discrezionalmente disatteso dai giudici e proditoriamente dai coniugi affidatari (diventati, di fatto, «contraenti forti» e per nulla sanzionabili dei patti di separazione).

All’indispensabile miglioramento della legge sta lavorando dall’inizio della legislatura la Commissione Giustizia del Senato, con immancabili stop and go legati non tanto alle travagliate vicende politiche del Paese, quanto alle tattiche dilatorie e ostruzionistiche spesso messe in campo, paradossalmente, dagli esponenti dell’opposizione (alcuni senatori del Pd e dell’Idv). Ciononostante, il disegno di legge 957 è quasi arrivato al traguardo, grazie alla caparbietà della relatrice del provvedimento in commissione, la senatrice Alessandra Gallone (Pdl).

Minuzioso e accuratissimo il lavoro preparatorio, con lunghe audizioni di presidenti e operatori dei tribunali per i minorenni, rappresentati della magistratura e dell'avvocatura, docenti universitari e psicologi, associazioni di genitori separati e persino i nonni misconosciuti. Mai è stato fatto tanto, con dispendio di risorse, prudenza e zelo. Eppure sembra ormai impossibile che il provvedimento riesca a essere approvato prima della fine della legislatura. L’importante, allora, sarebbe non buttar via il certosino lavoro della commissione (che rimane agli atti), e riprendere in primavera là dove si era rimasti, a un passo dall’arrivo in aula.

Essenziali sarebbero alcune modifiche contenute nel ddl, quali il concetto di pariteticità del tempo che i figli trascorrono con l'una o con l'altro genitore, la possibilità di inserire il sistema del doppio domicilio, l'introduzione del mantenimento diretto dei figli (così da garantire l'effettiva partecipazione di entrambi i genitori alla loro vita). E non solo: attenzione e rispetto anche per l'affettività dei nonni (spesso tagliati fuori dalla vita del bambino per difficoltà pratiche e tempi risicati); obbligatorietà della mediazione familiare (che potrebbe prevenire tante controversie e predisporre gli ex coniugi a un migliore approccio tra di loro ma anche tra gli avvocati); riconoscimento della "sindrome di alienazione genitoriale" (in medicina: Pas Parental Alienation Syndrome) che spesso i padri, ma anche le madri hanno imparato a riconoscere.

«Se è vero che le separazioni e i divorzi sono in aumento - conclude la Gallone, che non perde la speranza -, cresce anche il numero dei bambini contesi nel "conflitto" tra mamma e papà. A volte basterebbe il buon senso. Ma quando questo non c'è, abbiamo il dovere di mettere a disposizione dei giudici gli strumenti che gli consentano di decidere nel modo più giusto, per il bene dei minori». Di sicuro, la senatrice bergamasca ha saputo conquistarsi la stima e la fiducia delle tante associazione sorte in questi anni, ora raggruppate in un comitato dal nome immaginifico: Colibrì (Coordinamento Interassociativo Libere Iniziative per la Bigenitorialità e le Ragioni dell’Infanzia).

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