Il Pd canta vittoria ma finge di non vedere il suo fallimento

Nonostante nelle principali città in cui si è votato il Pd non abbia vinto, i democratici cantano vittoria: "Abbiamo vinto in tutto il Paese, senza se e senza ma". Ma la realtà è un'altra

Il Pd canta vittoria ma finge di non vedere il suo fallimento

Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere. I risultati dei ballottaggi mostrano un quadro che il Pd di Pier Luigi Bersani si ostina a non volere osservare. Anzi, i democratici edulcorano il paesaggio, enfatizzano i colori più convenienti, tralasciando invece le tinte fosche.

Perché se è vero che il primo turno delle elezioni amministrative ha mietuto come vittima eccellente il Pdl, il secondo turno ha invece massacrato il Pd.

Nelle tre principali città in cui si giocava la partita elettorale, il candidato di Bersani ha perso. A Genova ha vinto il vendoliano Marco Doria (che aveva già sbaragliato alle primarie la doppia concorrenza democratica), A Palermo ha vinto il dipietrista Leoluca Orlando (spuntato nell'arena all'improvviso dopo la sconfitta di Rita Borsellino, candidata del Pd) contro il giovane Ferrandelli, sostenuto dai democratici. A Parma, il grillino Pizzarotti ha quasi raddoppiato le preferenze sconfiggendo Vincenzo Bernazzoli, che le ha invece viste ridurre drasticamente. 

Ma tutto ciò non basta al Pd per fermarsi ad analizzare la batosta. "Il Pd, e il centrosinistra, vince ovunque, in tutto il Paese", ha dichiarato il responsabile Enti locali del Partito democratico, Davide Zoggia, aggiungendo che "si tratta di dati molto importanti, con alcune vittorie storiche e con molte città che erano governate dal centrodestra che ora cambiano amministrazione".

Zoggia fa riferimento però a città come Monza, Como, Piacenza, Alessandria, Lucca, Legnano, Garbagnate, Isernia, Trani, Asti. Città per carità importanti, (a Como si è registrata una svolta storica a sinistra) ma non quanto le altre. E poi, per un'analisi completa, andrebbe analizzata anche la debacle di Belluno dove la candidata del Pd, Claudia Bettiol è stata sconfitta da Jacopo Massaro, ex capogruppo del Pd presentatosi alle elezioni con tre liste civiche e la disfatta di Cuneo.

Per le grandi città, Zoggia ha comunque pronte le giustificazioni: "A Palermo il risultato era prevedibile ma nei prossimi mesi la situazione politico amministrativa sarà ricomponibile affinché ci possa essere un governo di centrosinistra. A Parma al candidato di Grillo è andato un consenso trasversale con il centrodestra che ha giocato un ruolo rilevante per la vittoria del Movimento 5 stelle".

Insomma, nel capoluogo siciliano è andata male, ma il Pd è pronto a salire sul carro del vincitore. Mentre a Parma, è stata tutta colpa degli elettori del Pdl.

Sulla vittoria del suo partito non ha dubbi il segretario Pier Luigi Bersani: "Questo è il risultato dei ballottaggi, 177 Comuni al voto sopra i 15mila abitanti, 92 vinti dal centrosinistra, l’altra volta erano 45. Questi sono i fatti. Quindi noi, senza se e senza ma, abbiamo vinto le elezioni amministrative dell’anno 2012. Capisco il simpatico tentativo, anche in queste ore, di rubarci la vittoria, ma non sarà consentito. Abbiamo avuto risultati incredibili, straordinari. Vorrei anche smentire l’idea che noi con Grillo perdiamo: a Garbagnate abbiamo vinto".

Non la pensa così il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, secondo il quale "oggi a Parma il sistema dell’usato sicuro è in pensione. La gente preferisce un salto nell’ignoto. Questo è l’atteggiamento dei cittadini che non ce la fanno più, quando io ho parlato di rottamazione e ho avuto successo, dicevo basta a chi sta lì da 25 anni. Bisogna stabilire le regole del gioco, primarie di partito come nella democrazia anglosassone".

Inoltre il rottamatore ha avvertito il suo partito: "Io dico che il centrosinistra non ha stravinto, ha ottenuto un risultato importante in molti comuni. Il punto è politico. Io metto in guardia il mio partito dalla sindrome della macchina da guerra. Perché se accadesse quello che accadde nel '93, ovvero che credevamo di vincere solo perché il centrodestra era debole, ci ritroveremmo in terapia di gruppo".

Anche Rosy Bindi è fiduciosa che a Palermo il Pd possa giocare un ruolo importante. Il presidente dell’Assemblea nazionale del Pd, dopo aver sostenuto la perdente Borsellino e il perdente Ferrandelli, si dice "molto contenta della vittoria di Orlando" e pone un ultimatum al suo partito: "Io non sono mai stata d’accordo con l’appoggio dato dal Pd alla Giunta regionale di Raffaele Lombardo e credo che in Sicilia si stia vivendo una nuova primavera. Adesso il Pd regionale lasci Lombardo".

Fiducia che però viene sostituita dal furore e dalla rabbia che la Bindi ha mostrato nei confronti del giornalista del Corriere della Sera, Antonio Polito, "reo" di aver sentenziato la scomparsa del Pd. "I commentatori, prima o poi dovranno rendere ragione delle affermazioni che fanno e invito Polito a farlo", ha detto con durezza la presidente dell’Assemblea nazionale Pd al Tg3, aggiungendo adirata: "Ma come si fa a affermare che il Pd ha perso al secondo turno quando si è riconfermato a L’Aquila, a Taranto, ha strappato altri comuni al centrodestra, ha vinto a Genova e, per quanto mi riguarda, anche a Palermo? Ma per favore...".

L’editorialista non si è lasciato smontare, osservando che "se avesse vinto, la Bindi sarebbe più tranquilla e allegra. Ha vinto? Come no, anche il Terzo polo ha vinto... Ecco i vincitori".

Più pacato il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, secondo il quale le elezioni a Parma "devono far riflettere noi del Pd e devono far riflettere il centrodestra. C’è da riflettere, il dato non è da sottovalutare". Ma la sottovalutazione sembra l'unica chiave di analisi dei democratici.

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