Il Pd non mantiene i patti: stop alla nomina di Palma

L'intesa di maggioranza sulle presidenze delle commissioni si arena sul nome dell'ex Guardasigilli: il quorum per l'elezione alla Giustizia manca due volte

Il Pd non mantiene i patti: stop alla nomina di Palma

RomaNel giorno in cui Enrico Letta convoca i suoi ministri in ritiro nell'abbazia di Spineto «per fare spogliatoio» e compattare la sua strana maggioranza, dentro il campo di gioco del Senato scoppia la rissa. E improvvisamente sulla tenuta dell'esecutivo iniziano ad addensarsi venti di tempesta.
La scintilla viene accesa durante le votazioni per le presidenze delle Commissioni parlamentari. L'intesa faticosamente raggiunta tra Pd-Pdl su Francesco Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato (con la rinuncia a Paolo Romani per le Attività produttive) frana rovinosamente alla prova del voto. Il candidato del Pdl, ex Guardasigilli, non ottiene la maggioranza in due successive votazioni. I «sì» nella prima sono solo 12, mentre la maggioranza avrebbe dovuto essere di 14 visto che i componenti della commissione sono 26. Nella seconda finisce 13 a 13. La terza votazione si terrà, a questo punto, oggi nel primo pomeriggio.

Renato Schifani, di fronte al tradimento dei patti, non trattiene la sua rabbia. E annuncia: «Nitto Palma rimane il nostro candidato. Ognuno ora dovrebbe assumersi le sue responsabilità. Il Pdl ha dimostrato di essere una forza responsabile. Abbiamo votato i candidati del Pd scelti assieme per le presidenze delle Commissioni. Altrettanto non è successo nel caso del nostro. Ci attendiamo che domani Pd abbia stesso senso di responsabilità». Il no a Francesco Nitto Palma è un fatto politico, una cosa organizzata, non un caso di franchi tiratori. «Un accordo politico? Evidentemente non c'era», risponde Felice Casson del Pd uscendo dalla Commissione. «Cercavamo un candidato condiviso - aggiunge - ma se tutto il Pd non lo ha votato evidentemente non lo è». E annuncia in un primo momento l'intenzione di cercare un nome alternativo, per poi precisare: «Un nome condiviso». Dopo le votazioni restano nell'Aula della Commissione Giustizia, per circa 20 minuti, i senatori del Pd, di Sel e del Movimento 5 Stelle, mentre quelli di Pdl, Lega e Gal escono subito.

Il partito di Via dell'Umiltà a questo punto non molla e tiene alta la guardia, tanto più che alla Camera la poltrona della Commissione Giustizia è stata assegnata - con il voto del Pdl - alla democratica Donatella Ferranti, che non ha esattamente il profilo di una mediatrice. «Io non dico nulla, non commento, l'accordo politico non l'avevo preso io» dice Nitto Palma. «Quindi su quello che è successo in Commissione Giustizia del Senato deciderà il mio partito. Ho preso i voti che dovevo prendere. Anzi. Ne ho avuto anche uno in più. Non ho preso, invece, i voti dell'altro schieramento. Ma questo è nella logica del voto segreto».

A questo punto bisognerà vedere cosa accadrà oggi, nella nuova votazione convocata per le 15. Non servono 14 voti su 26 ma basta la maggioranza semplice. Se non c'è un voto in più, vince il candidato più anziano. Cioè Palma in tutti i casi, a meno che il Pd non decida di puntare su Luigi Manconi, classe 1948 contro Palma che è del 1950. Su Manconi, secondo alcune voci, potrebbero convergere i voti dei grillini (che hanno ottenuto la giunta per le elezioni della Camera, con Giuseppe D'Ambrosio eletto presidente e 28 vicepresidenze). La possibilità che l'anomalo asse possa prendere forma è, però, tutta da verificare.

C'è poi da registrare il malumore di Scelta Civica. «Se domani il Pd non garantisce che voterà Nitto Palma, allora non lo voteremo nemmeno noi» spiega il vicecapogruppo, Gianluca Susta. I due componenti montiani della Commissione, Andrea Olivero e lo stesso Susta, hanno infatti votato per l'ex ministro ma non hanno nascosto il loro disappunto per il venir meno dei voti dei democratici. E fonti di Scelta Civica fanno rilevare che, «ogni qual volta Pd e Pdl fanno un accordo senza coinvolgerci, finisce che l'accordo non viene rispettato, dagli uni o dagli altri». Insomma la partita è aperta e l'esito incerto. Perché se finora nel Pdl ha prevalso la linea della responsabilità, il veto su Nitto Palma potrebbe far salire la temperatura dentro il partito di Via dell'Umiltà.

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