Alla faccia dell'appello del Colle ad abbassare i toni, un funambolico Giuseppe Conte torna in scena dopo aver dribblato l'Aula del Senato e il dibattito sul Board of Peace di Trump, che ai tempi del governo gialloverde annoverava «Giuseppi» fra i suoi fan d'Oltreoceano. E come prima cosa la spara grossa dritta in faccia al Guardasigilli Carlo Nordio. Dice testualmente che il governo sta realizzando «un disegno di politica criminale», riferendosi alla riforma della giustizia attesa da trent'anni e votata in doppia lettura dalle due Camere secondo i sacri (quando garba alla sinistra) principi dei sacri (quando garba alla sinistra) Padri costituenti. Ma che succede in casa M5s? Semplice: il sondaggio di Antonio Noto pubblicato dal Giornale ha mandato i pentastellati in tilt. Un bel 25% di elettori di Conte ha dichiarato che voterà Sì al referendum. Un colpo al cuore, soprattutto dopo la lectio magistralis del procuratore Nicola Gratteri, che ci ha rivelato che chiunque voti Sì è un «criminale» o un «massone». Se gli alleati del Nazareno si fanno una ragione del 15% di dem schierato (fra l'altro apertamente) per il Sì, come la sinistra fra l'altro è stata per decenni da Massimo D'Alema (che oggi ha cambiato idea) in giù, e se la cavano riempiendo di insulti l'onorevole Pina Picierno che lo dice in piazza e se ne frega della sharia interna tutta burqa e distintivo, per il nostro Conte far tornare i conti diventa un bel problema.
Mettiamo che gli italiani, fra un comitato e l'altro, un insulto a Tizio o Caio, e un talk a chi la spara più grossa facciano vincere davvero il Sì, chi sarà il primo a incolpare i due leader della sinistra a caccia del podio da candidato premier di avere portato fuori strada la gioiosa macchina da guerra regalando a Meloni il trampolino per il bis elettorale?