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“Ponte sullo Stretto osteggiato per ragioni ideologiche”. L’associazione ambientalista difende l’infrastruttura

Il professor Vincenzo Pepe porta avanti le ragioni degli ambientalisti di FareAmbiente per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina

“Ponte sullo Stretto osteggiato per ragioni ideologiche”. L’associazione ambientalista difende l’infrastruttura

L'Italia della lentezza e del "no" come principio ideologico continua a mettersi di traverso alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, che potrebbe diventare il volano per il rilancio dell'economia del sud Italia e non solo della Calabria e della Sicilia, direttamente interessate dall'opera. Contro l'opposizione illogica e irragionevole dell' ambientalismo italiano, fermo a cinque decenni fa e incapace di evolversi e di guardare al futuro per il bene del Paese, si batte da tempo l'associazione ambientalista FareAmbiente, guidata da Vincenzo Pepe, professore di diritto e politica dell'ambiente e delle energie all'università Luigi Vanvitelli della Campania.

Mercoledi 30 novembre l'associazione FareAmbiente chiuderà la scuola di Alta Formazione in transizione ecologica con una conferenza presso la Sala delle bandiere del parlamento europeo, in presenza del viceministro Vannio Gaga, del sottosegretario Castiello, dell'europarlamentare Grant e di altri ospiti istituzionali. Sarà l'occasione per approfondire le tematiche e gli studi legati al ponte sullo Stretto.

"Il ponte osteggiato per ragioni ideologiche"

Abbiamo raggiunto telefonicamente il professore, che ci ha spiegato la posizione della sua associazione in relazione a un settore, quello delle realtà ambientaliste, che oggi in Italia agiscono più per ideologia e per fanatismo che per reali motivazioni di tutela del territorio. "L'opera è osteggiata per ragioni ideologiche e non certo perché l'opera non sia utile, necessaria di un'aria che di per sé è isolata. Il ponte, soprattutto, abbatte le emissioni, perché sposta il trasporto dai mezzi inquinanti (navi, traghetti e auto) a una linea ferroviaria veloce".

Il professor Pepe è convinto della piena sostenibilità del progetto, perché "elimina fortemente le emissioni in atmosfera e nel mare, che sono fortemente nocive per il cambiamento climatico e per tutte le altre questioni che ben conosciamo". Pepe si batte per la "ragionevolezza dell'ambientalismo e per lo sviluppo sostenibile". L'Italia, invece, purtroppo è da anni nella tenaglia dell'ambientalismo fanatico, che dice "no" a tutto senza la ragionevolezza ma solo sulla base ideologica. Lo spostamento di merci e persone dai sistemi su gomma a quello su rotaia è un principio sostenuto anche dall'Europa perché "è meno impattante e anche più sicuro. Muoiono più persone su gomma che non sui treni. Poi c'è un impatto ambientale più basso, come dice anche l'Agenzia europea per l'ambiente, che per la rete ferroviaria è di 4 volte inferiore rispetto ad altri mezzi". E se si considera che nello stretto passa una nave ogni 5 minuti, è facile capire come la ferrovia inciderebbe nell'abbattimento delle emissioni.

L'Europa chiede l'aumento del 30% negli spostamenti ferroviari: rischio sanzione per l'Italia

Sostenibilità, sviluppo, realismo e pragmatismo sono alcuni dei pilasti che secondo il professor Pepe sorreggono l'ambientalismo moderno. Il professore ha sottolineato anche che "l'Unione europea sta chiedendo un adeguamento, con il piano trasporti del 2050, che però prevede già un adeguamento nel 2030 con un aumento del 30% del traffico su rotaia. Se l'Italia non rispetterà questo proposito incorrerà in importanti sanzioni". Per arrivare a questo risultato, il ponte sullo Stretto diventa fondamentale, anche se sarà necessario l'adeguamento delle infrastrutture ferroviarie in Sicilia e in Calabria "dove il traffico su rotaia è del 5% del totale". Senza il ponte, sarà difficile arrivare a un adeguamento, di cui si parla da oltre 30 anni senza che sia stato mai attuato.

Ma il ponte non sarebbe solamente uno strumento per l'abbattimento delle emissioni ma anche un mezzo di collegamento tra il Mediterraneo e il nord Europa, perché si creerebbe una dorsale ferroviaria che correrebbe dalla Norvegia alla Sicilia, unendo di fatto le regioni che ora sono periferiche nello scacchiere europeo. "Noi riteniamo che quest'opera sia ecosostenibile e che sia sbagliato ragionare in termini ideologici rispetto alle infrastrutture. Altrimenti l'Italia rimarrà sempre indietro rispetto alla modernità degli altri Paesi d'Europa", ha sottolineato il presidente di FareAmbiente.

Gli altri ponti in Europa

Tralasciando i casi del Giappone, dove sono numerosi i ponti a campata unica che riescono a resistere anche alle forti scosse di terremoto, come è stato dimostrato di recente, anche in Europa esistono esempi di ponti con campata unica lunga oltre 1,5 chilometri che uniscono con successo i Paesi del nord Europa. Il professore ha portato l'esempio del ponte della Danimarca. "Quello sullo Stretto potrà essere attraversato in pochi minuti, con conseguente risparmio di carburante senza l'attesa snervante e inquinante per l'imbarco sui traghetti, che fa sì che la Sicilia rimanga sempre un'appendice del nostro Paese", ha spiegato ancora il professore. Il ponte potrebbe anche diventare il mezzo per realizzare un'oasi di ripopolamento attorno ai piloni per dare nuovo respiro a quel pezzo di Mediterraneo, come verrà spiegato in dettaglio durante la conferenza di FareAmbiente.

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