Quei giudici "amici" al tribunale dei minori

Secondo i magistrati vicini alla comunità la condanna del fondatore era un "errore" e lui agiva "per altruismo"

Qualcosa, anzi parecchio, non va nel rapporto tra il tribunale per i minori di Firenze e il Forteto. L'anomalia del legame risulta dal fatto che, con l'avviso di conclusione delle indagini firmato lo scorso ottobre dal procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, dall'aggiunto Giuliano Giambartolomei e dal sostituto Ornella Galeotti, la procura del capoluogo toscano ha inviato gli atti anche al tribunale di Genova, competente a valutare eventuali reati commessi dalle toghe fiorentine.
Nel giugno 1979 il «profeta» Fiesoli tornò nella comunità degli orrori dopo il primo arresto e l'allontanamento forzato disposto dal magistrato Carlo Casini, futuro leader del Movimento per la vita nonché deputato Dc ed europarlamentare. Quello stesso giorno Giampaolo Meucci, padre della legislazione minorile italiana e tra i leader del potente ambiente catto-comunista fiorentino di quegli anni (con padre Balducci, Gozzini, La Valle), affida alla comunità un bambino down.
Il magistrato Meucci non crede al collega Casini: pensa che la sua non sia un'indagine basata su prove e testimonianze, ma su un complotto dei cattolici già sconfitti al referendum sul divorzio. Lo testimonia un'altra toga toscana, Piero Tony, ora procuratore di Prato dopo aver guidato il tribunale minorile di Firenze: «Nel 1984 Meucci mi disse che niente poteva impedirgli di pensare al Forteto come a una comunità accogliente e idonea», ha dichiarato Tony a Repubblica. Anche Tony è amico del Forteto: recentemente il programma Le Iene di Italia 1 ha fatto sentire una registrazione in cui il magistrato vanta un'assidua frequentazione della comunità, dove una volta preparò «un ottimo risotto al nero di seppia» per 130 persone.
Meucci non cambiò idea sul Forteto nemmeno quando, nell'85, la sentenza di condanna (per maltrattamenti e atti di libidine) divenne definitiva. Parla esplicitamente di «errore giudiziario» un altro ex magistrato minorile, Andrea Sodi, ora in pensione. Il suo nome compare spesso nei verbali agli atti dell'inchiesta fiorentina come destinatario di favori, viaggi e regali. Una delle vittime del Forteto ha riferito ai pm di trasferte a Budapest, gioielli in dono, cene gratis alla comunità; in cambio Sodi «comunicava a Fiesoli indicazioni in merito ai processi minorili in corso». Intervistato dal Corriere Fiorentino, il dottor Sodi ha ammesso le cene gratis al Forteto («ma quando Fiesoli veniva a Firenze pagavo io») ma ha negato di aver fornito indicazioni sui processi. Egli conferma invece il «rapporto di amicizia» con il Profeta: «Agivano per senso di altruismo. Se c'è una struttura che gode della fiducia di tutto l'entourage cosa c'è di male se un pm la conosce e la frequenta?». Quanto alle condanne di Fiesoli e Goffredi, «fui portato a credere che fosse un errore giudiziario».
SteFil

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