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"Quel documento è falso" Ma il Gup assolve Errani

Nel dossier sui fondi alla coop del fratello dati irregolari, ma non c'è colpevole. Prosciolti anche i dirigenti regionali. Errani: "Sollevato" 

Il governatore al funerale del carabiniere ucciso a Lodi
Il governatore al funerale del carabiniere ucciso a Lodi

Il falso c'è, non il colpevole. Il dossier Terremerse sottoposto dalla Regione alla Procura contiene irregolarità, ma poiché nell'errore non c'è stato dolo né istigazione a commetterlo, gli autori vanno assolti. Sarebbe questa l'argomentazione con cui il Gup di Bologna ha assolto ieri il governatore democratico Vasco Errani e due funzionari della regione Emilia Romagna. È lo stesso dottor Bruno Giangiacomo a lasciarlo intendere incontrando nel suo studio alcuni giornalisti dopo aver reso noto il verdetto.

Il condizionale, come si dice in questi casi, è d'obbligo in attesa delle motivazioni della sentenza. Al termine del rito abbreviato Errani è stato assolto «perché il fatto non sussiste», mentre i due funzionari, Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti «perché il fatto non costituisce reato». È in queste posizioni distinte la chiave per interpretare la sentenza che ha strappato a Errani «un sospiro di sollievo», come ha fatto sapere il suo legale, avvocato Alessandro Gamberini. Ieri il governatore non si è presentato nel palazzo di via Farini, alle spalle di Piazza Maggiore, per ascoltare la sentenza.

Ricapitoliamo. Ottobre 2009. Un'inchiesta del Giornale denuncia presunti abusi e irregolarità nel milione di euro concesso nel 2005 dalla Regione Emilia Romagna alla cooperativa agricola Terremerse presieduta da Giovanni Errani, fratello maggiore di Vasco, per costruire una cantina vinicola a Imola. Scoppiata la bagarre, il governatore commissiona a due collaboratori una memoria difensiva per la procura di Bologna. Per il procuratore capo Roberto Alfonso, che in quei mesi stava indagando sull'allora sindaco felsineo Flavio Delbono, il dossier costituisce una notizia di reato. Le verifiche portano a galla incongruenze e omissioni nei documenti prodotti dagli uffici di Errani. Si sospetta che il governatore voglia coprire gli illeciti del fratello (che si era dimesso, travolto dalle polemiche) e i lacunosi controlli della Regione. Il governatore viene così iscritto nel registro degli indagati con l'accusa di falso ideologico in atto pubblico cui si aggiunge, per gli autori della relazione, l'ipotesi di favoreggiamento. L'avviso di garanzia per truffa aggravata era già arrivato al fratello Giovanni e ad altre cinque persone per le irregolarità nella gestione e nei controlli del ricco finanziamento regionale. Martedì, all'udienza preliminare per decidere se andare a processo o archiviare, Giovanni Errani chiede (e ottiene) un rinvio mentre Vasco chiede (e ottiene anch'egli) un giudizio abbreviato. La procura si oppone per non dividere il processo, ma il gup Giangiacomo, tra i leader di Magistratura democratica, ascolta gli imputati. L'avvocato Gamberini ne era certo da giorni.

Errani va immediatamente a giudizio ed è una prima vittoria: scansa altri mesi di polemiche, viene giudicato da una toga rossa di provata fede ed evita un processo alla vigilia delle elezioni politiche. Ottenuto lo stralcio, l'assoluzione era a un passo ma non scontata. Le irregolarità c'erano, la Procura aveva chiesto per Errani una condanna a 16 mesi (ridotti di un terzo per il rito abbreviato). Il governatore, dopo nove ore di udienza a porte chiuse, era nervosissimo. Tuttavia, con motivazioni che il gup depositerà entro 60 giorni, Errani è stato assolto come i suoi funzionari. Costoro non avevano intento doloso nel redigere il dossier, né Errani ha sollecitato l'illecito: questa, in sostanza, la tesi del giudice.

Tutti assolti, tutti felici per una sentenza «politicamente correttissima». Contento Errani, che ora (non prima) fa sapere che si sarebbe «inevitabilmente» dimesso se condannato; esultano l'avvocato, che sgrida la procura («l'azione penale non doveva nemmeno essere promossa, valutazioni sbagliate hanno condotto a scelte sbagliate»), la Regione, il Pd, Bersani (di cui Vasco è il braccio destro) e perfino le zone terremotate di cui il governatore è commissario straordinario. Soddisfatto anche il dottor Giangiacomo. Ai giornalisti che gli chiedono dell'appartenenza a Md, la corrente di sinistra delle toghe, risponde: «E allora?».

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