Quella masseria "magica" del pm indagato per truffa

Denunciato dall'amico con cui aveva acquistato l'immobile, avrebbe moltiplicato i vani della casa e imbrogliato il socio con artifici e raggiri

Il pm di Trani Antonio Savasta

Non vanno in archivio i guai giudiziari per il pm di Trani Antonio Savasta, indagato a Lecce per truffa aggravata, appropriazione indebita ed esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Tutta «colpa» della bella masseria nelle campagne di Bisceglie, comprata nel 2005 insieme all'imprenditore barlettano Giuseppe Di Miccoli, ma intestata solo al magistrato per motivi fiscali. La storia della società - raccontata da questo quotidiano a marzo 2011 - finisce male. Nonostante in una scrittura privata, su carta intestata della procura di Trani e firmata da Savasta a giugno 2006, il pm si impegnasse a vendere all'imprenditore la quota già peraltro pagata (circa 400mila euro), nei fatti Di Miccoli si ritrova nel giro di pochi anni fuori dalla società, e anche dalla masseria. Savasta sostiene, in barba alla sua stessa scrittura privata, che i soldi incassati dall'ex amico erano solo un prestito. E dona la masseria ai fratelli, con un atto in cui i vani dell'immobile risultano moltiplicati rispetto alla compravendita di pochi anni prima. Di Miccoli non ci sta, e denuncia il pm a Lecce, procura competente per Trani. Un mese dopo la pubblicazione sul Giornale della querelle, ad aprile 2011, il pm che indaga sul collega, Giovanni De Palma, chiede al gip di archiviare. L'imprenditore fa opposizione, il gip accoglie, la procura delega i carabinieri a indagare e gli uomini dell'Arma, nell'informativa, danno ragione a Di Miccoli. Su tutto: chiavi cambiate, comproprietà della masseria negata, mobili spariti, scrivono i militari. Che ritengono «del tutto inverosimile» che i 400mila euro fossero un «prestito filantropico» offerto da Di Miccoli a Savasta. Sembra un preludio al rinvio a giudizio per la toga, e invece lo scorso 12 aprile al gip arriva una seconda richiesta di archiviazione, firmata da De Palma e dal procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta. Per le toghe, le indagini dei carabinieri «non apportano alcuna sostanziale modifica al quadro probatorio». Di Miccoli si oppone ancora e il 12 ottobre scorso si arriva al confronto in udienza davanti al gip Vincenzo Brancato tra gli ex soci-amici, il pm e l'imprenditore. Come sia andato il faccia a faccia, lo si intuisce dall'ordinanza con cui il 28 novembre scorso il giudice per le indagini preliminari ha rigettato anche la seconda richiesta di archiviazione, chiedendo ai pm l'imputazione coatta del collega Savasta per truffa aggravata, appropriazione indebita, esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Il documento, un preludio alla richiesta di rinvio a giudizio, per il magistrato amante delle masserie è devastante. Il gip rimarca anche come gli «artifizi e raggiri» con cui Savasta avrebbe truffato l'imprenditore, «si sono realizzati anche per effetto dell'influenza esercitata dalla caratura e competenza giuridica» dell'uomo. E proprio «la qualità di pm» di Savasta giustifica le aggravanti, scrive il gip. Che prima dell'imputazione coatta, sintetizza la vicenda: «lucida e compiuta ideazione di un articolato disegno criminoso integralmente realizzato». Di certo, i colpi di scena non sono mancati. I legali di Di Miccoli tra le carte del fascicolo d'indagine hanno trovato la fotocopia di un procedimento avviato contro l'imprenditore su querela di una donna che diceva di essere stata minacciata dall'uomo perché dichiarasse il falso e si unisse alle accuse contro Savasta. Di Miccoli, però, aveva imparato a fidarsi poco. E aveva videoregistrato l'incontro con quella donna, che aveva in passato lavorato nella masseria al centro della contesa, procurandosi un alibi spettacolare: niente minacce. Ora, però, è Di Miccoli che ha denunciato la donna. Per capire «se è stata indotta da qualcuno, e da chi, a denunciare il falso nei miei confronti». Accuse boomerang? Toccherà ai pm di Lecce stabilirlo.

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Commenti

cast49

Gio, 06/12/2012 - 07:56

finirà nel nulla tutta la vicenda? spero di no perchè la legge è uguale per tutti, o no?

eglanthyne

Gio, 06/12/2012 - 09:00

Che GINEPRAIO !

franky6464

Gio, 06/12/2012 - 09:14

pm o ex pm uhm... mi ricorda qualcuno! il fine giustifica i mezzi direbbero nell'arringa, mah!!

Ritratto di Uchianghier

Uchianghier

Gio, 06/12/2012 - 12:09

Vuoi vedere che fa parte di Magistratura Democratica?

Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Gio, 06/12/2012 - 13:10

Se questi sono gli elementi che dovrebbero assicurare l'onestà in Italia stiamo freschi.

killkoms

Gio, 06/12/2012 - 15:35

se uno che dovrebbe difendere la legge si avvale della stessa per delinquere..!

Ritratto di 02121940

02121940

Gio, 06/12/2012 - 16:50

A dire la verità ci sono tante storielle che girano, come quella del magistrato in malattia che partecipava a gare veliche, ma nessuno ci fa caso, quando addirittura si arriva a valutarle con favore, per i riflessi politici naturalmente.

francoberto

Gio, 06/12/2012 - 18:58

Quanti casi del genere saranno ancora necessari per assodare che la magistratura è da rifondare? Troppa arroganza,troppa discrezionalità e potere per questi"ometti".

stefano.colussi

Ven, 07/12/2012 - 04:40

E porca miseria un Pubblico Ministero inguaiato per truffa...sicuramente trattasi di un errore giudiziario...tieni duro Savasta, vedrai che, in qualche modo, noi lettori del Il Giornale ti tiriamo fuori. Oppure chiedi aiuto a "Soccorso Rosso" quello cappeggiato da Di Pietro. COLUSSI (UDINE)

Ritratto di gian td5

gian td5

Ven, 06/02/2015 - 20:52

Bello spaccato di ordinaria ingiustizia, fra i quattro giudici che compaiono in questo articolo, uno aiuta frodare il fisco facendo il prestanome e poi turlupina il socio, due o per amicizia o per incapacità non osservano l'obbligatorietà dell'azione penale, il quarto fortunatamente fa il suo dovere, conclusione: chiunque in Italia venga sottoposto a giudizio ha una probabilità su quattro di essere giudicato in modo corretto.