Quella zona buia nella mente degli insospettabili

Dal caso di Oscar Pistorius, che ha ucciso la fidanzata, a quello dell'ambasciatore Daniele Bosio, accusato di pedofilia

Quella zona buia nella mente degli insospettabili

Nonostante l'evidenza della colpa, Pistorius fa pena. Pistorius ha compiuto un gesto assurdo e terribile per gelosia, per sospetto, con lo stesso spirito violento di Otello. Con questo gesto ha perso tutto. Mentre, con l'eroismo della sua attività atletica poteva avere mille donne. Invece ne voleva una sola, come è dei pazzi per gelosia. Non si perdonerà, e non lo perdoneremo. Ma il suo atto omicida e suicida rivela le contraddizioni dell'amore inteso come possesso. Nessuno ci appartiene, nessuna donna è nostra. E il dolore nasce da un equivoco. Da qui deriva la volontà di annientare la donna che ci ha fatto soffrire, che non ci ha meritato. Tanto più Pistorius si sentiva grande, tanto più non poteva accettare il tradimento. E, come Otello, neanche il sospetto. Quello che dice oggi è un delirio, nel quale le ragioni dell'assurdo trovano spazio. Pistorius dice, e si contraddice: «Mi scuso con la famiglia di Reeva, volevo solo proteggerla». E, dunque, Pistoruis cosa intende per «proteggere»? Proteggere Reeva da se stessa. Pistoruius è terrorizzato dal sangue che egli stesso ha determinato, e ha paura di se stesso; e per proteggersi da se stesso, come fosse un altro, ha una guardia del corpo. Questo non vuol dire che egli pensi di suicidarsi. Vuol dire che il Pistorius che ha ucciso è un altro, lo stesso che, con Reeva, ha ucciso anche lui. Il Pistorius non c'è più, il nostro eroe, l'atleta così forte che ha superato e vinto i suoi limiti fisici, ma l'amore è stato più forte di lui. Oggi Reeva è solo sua, ma è troppo sua, e lo ha perduto. E Pistorius, per non perdere lei, ha perso se stesso.

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L'umanità è varia. E strana. Un uomo studia, cresce, si laurea, trova lavoro, fa una carriera difficile, diventa diplomatico. Arriva ai vertici. Lo fanno ambasciatore, benché in Turkmenistan. Arriva in quella posizione relativamente giovane, a 46 anni. Mi riferisco a Daniele Bosio, tarantino, arrestato qualche giorno fa nelle Filippine per l'accusa di avere violato la legge sulla tutela dei minori. Conosco la storia. Anche un mio bravo collaboratore, il critico d'arte Alessandro Riva, intelligente, gentile, affermato, sensibile, di corporatura fragile, fu arrestato per pedofilia. La sua vita familiare e pubblica è stata lacerata, e in un momento solo ha perso tutto. Durante i tre gradi di processo un giudice sensibile gli ha prorogato gli arresti domiciliari per un tempo sufficientemente lungo da fargli scontare in carcere vero una pena meno lunga dei sei anni di condanna definitiva. Adesso è tornato libero, ha ripreso a scrivere, ma resta e resterà a lungo emarginato, e forse per sempre macchiato dall'infamia. La parola «macchiato» è pertinente perché il Riva aveva fatto il bagno con la figlia e due amichette comportandosi come un loro coetaneo e, per divertimento idiota, dipingendole tutte e tre di blu.

Ora leggo dell'ambasciatore Bosio che si trovava a Manila in vacanza, e che è stato sorpreso in compagnia di tre minori. Nella denuncia di Catherine Scerri, si legge che Bosio «aveva offerto denaro ai bambini, i quali avrebbero raccontato di essere stati portati nel suo appartamento dove hanno fatto la doccia insieme a lui». Non credo che a Bosio andrà meglio che a Riva. E non immagino cosa racconterà per giustificarsi. Lui nega di essere un pedofilo. E come può venire in mente a una persona di buon senso e che abbia mostrato impegno nella vita, di fare la doccia con tre bambini? Forse dovremmo riconoscere che, nelle menti più ordinate, c'è uno spazio irrazionale, una zona buia, nella quale si agitano perversioni. Ma è certo che, come per Pistorius, ciò che più ci colpisce sono l'incoscienza e il cupio dissolvi. Bruciare tutta la vita in un minuto. Vale per alcuni, per molti uomini, che perdono se stessi. E, pure, sono uomini come noi. Come non pensare a Terenzio, quando scriveva: Homo sum, humani nihil a me alienum puto. C'è per tutti un momento in cui ci si può perdere?
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