Arrestato l'assessore Zambetti, comprò voti dalla 'ndrangheta

L'assessore alla Casa avrebbe pagato 200mila euro alla ’ndrangheta per acquistare un pacchetto di 4mila preferenze. A suo carico intercettazioni telefoniche

Domenico Zambetti, assessore regionale alla Casa della giunta Formigoni, è stato arrestato con l’accusa di voto di scambio. Secondo gli inquirenti, avrebbe pagato 200mila euro a due esponenti della ’ndrangheta per acquistare un pacchetto di 4mila preferenze. I voti sarebbero stati decisivi per la sua elezione con 11.217 voti nelle regionali 2010. "Ciò di cui si parla è estremamente grave", ha commentato il governatore Roberto Formigoni che ha subito revocato le deleghe al Zambetti. Il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini ha spiegato che l'inchiesta ha dimostrato la capacità della 'ndrangheta di incidere "sulla democrazia del Paese e sulla libertà di voto".

Dai malavitosi veniva indicato con l’alias di "Mimmo", proprio come i presunti ’ndranghetisti che a fianco al nome hanno un nomignolo. Secondo l'accusa, Zambetti avrebbe comprato un pacchetto di voti da due "colletti bianchi" della malavita organizzata. Uno sarebbe un esponente della cosca calabrese "Morabito-Bruzzaniti" di Africo: Giuseppe D’Agostino, gestore di locali notturni già condannato anni fa per traffico di droga nell’inchiesta sull’Ortomercato. L'altro sarebbe, invece, referente del clan "Mancuso" di Palmi, il gestore di negozi Eugenio Costantino. Stando a quanto trapelato sul Corriere della Sera (leggi l'articolo), un’intercettazione ambientale, disposta dal pm Giuseppe D'Amico nell’automobile dei due esponenti della ’ndrangheta dopo l’incontro con Zambetti avvenuto nell'associazione culturale dell’assessore "Centro e Libertà" il 15 marzo del 2011, documenterebbe il pagamento, da parte del politico ai boss, di una delle ultime rate (30mila euro) della somma concordata per i voti nel 2010. Nei confronti dell’assessore lombardo è stato ipotizzato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Tra le accuse ci sarebbe anche quella di essersi speso per "il rinnovo del contratto di parrucchiera per la sorella" di Costantino, per "l’assegnazione di una casa Aler in favore della sua amante" e di essersi speso anche per favorire la mafia calabrese in alcuni appalti. "C'era un patto criminale tra un rappresentante delle Istituzioni e un gruppo della criminalità organizzata mafiosa", ha spiegato la Boccassini chiarendo che il politico era diventato "un patrimonio dell’organizzazione mafiosa che da lui pretendeva favori". Le indagini avrebbero infatti accertato anche la presenza a una cena in un ristorante milanese di Zambetti e del presunto boss della ’ndrangheta Paolo Martino, già coinvolto in altri procedimenti penali sulle infiltrazioni mafiose in Lombardia. Tra gli arrestati nell’ambito dell’inchiesta, che ha portato in carcere una ventina di persone (diciotto in carcere e due ai domiciliari), c’è anche Ambrogio Crespi, fratello dell’ex sondaggista Luigi Crespi.

In una conversazione intercettata, alcuni esponenti delle cosche calabresi parlano di Zambetti chiamandolo "pisciaturu" (uomo di poco conto, ndr): "Hai visto come ha pagato... Eh... lo facevamo saltare in aria... Cirù... eh, tu l’avevi letta la lettera che gli hanno mandato?". A parlare è proprio Costantino che racconta a Ciro Simonte della lettera inviata all'assessore: "Quando l’ha letta, figlio mio... le orecchie si sono incriccate così... Ah, gli abbiamo mandato una lettera talmente scritta bene e talmente con tanti di quei.... cioè gli hanno fatto... si vede che avevano gente laureata nel gruppo, gli hanno fatto la cronistoria di come sino iniziate le cose, di come erano i patti e di come andava a finire.... si è messo a piangere oh, davanti a me e zio Pino" (Giuseppe D’Agostino, ndr). Quindi, Costantino insiste: "Piangeva.... per la miseria.... si è cagato sotto..., cagato completo... totale.... Ogni tanto, solo così possiamo prenderci qualche soddisfazione, altrimenti non ne avrei mai nella vita soddisfazioni... perchè il potere lo hanno i politici e la legge. Però ogni tanto vaffanculo, con l’aiuto degli amici una soddisfazione ogni tanto ce la prendiamo....".

Con l’arresto dell'assessore alla Casa, in Regione Lombardia sale a 13 il numero di esponenti politici - fra Giunta e Consiglio - indagati dal 2010, inizio della legislatura al Pirellone. Proprio l’altro ieri, è stato condannato in primo grado a due anni e mezzo per falso e truffa il consigliere del Pdl Gianluca Rinaldin mentre la scorsa settimana è stato chiesto il rinvio a giudizio per varie ipotesi di reato, fra cui corruzione, per l’ex vice presidente dell’Aula, Filippo Penati, ex braccio destro del leader del Pd Pier Luigi Bersani. "L’accusa è estremamente grave - ha commentato Formigoni - riguarda l’assessore Zambetti che è già stato sollevato dal suo incarico". Una spiegazione che non è bastata al sindaco di Milano Giuliano Pisapia che è andato subito all'attacco. "Dopo quest’ultimo fatto - ha sbottato il primo inquilino di Palazzo Marino - non si può più andare avanti così". Secca la replica del governatore lombardo: "Il sindaco Pisapia non è consigliere regionale...".