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Renzi, il "bodyguard" di Elly che insulta tutti: dal governo degli Addams a Tajani "Isoradio"

Il leader Iv è sotto il 3% ma si prende la scena dentro il campo largo. E azzanna per conto della Schlein in cambio di seggi sicuri nel 2027

Renzi, il "bodyguard" di Elly che insulta tutti: dal governo degli Addams a Tajani "Isoradio"
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Nei sondaggi non svetta ma continua a muoversi come se fosse alla guida di un partito che veleggia al 40%. Matteo Renzi è l'azionista più piccolo del campo largo - il suo partito, Italia viva, viene fotografato nei sondaggi tra il 2 e il 3% - ma continua a recitare la parte del grande regista, di chi decide le sorti di una coalizione e della legislatura. Di più, da qualche mese ha aggiunto un'altra parte al suo copione: è anche diventato il bodyguard di Elly Schlein, il grande protettore, colui che sta un passo avanti alla segretaria del Pd parandone i colpi e usando il gancio quando occorre.

D'altro canto, non poteva diventarlo di Giuseppe Conte con cui i rapporti sono freddi perché l'ex rottamatore è il principale indiziato della fine del secondo esecutivo del leader del M5s. Tutto questo è stato dimostrato plasticamente mercoledì a Palazzo Madama, in occasione del premier time, dove appunto il leader di Italia viva ha messo in scena uno show contro Giorgia Meloni e i suoi ministri. «Lei, presidente, mi sembra una copia sbiadita rispetto all'inizio della legislatura. Lei ha perso un referendum costituzionale e si è dimessa, è stata sedotta e abbandonata da Trump, ha una maggioranza incapace di rispettare le critiche delle opposizioni. Lei è un'altra rispetto a quattro anni fa». È stato un crescendo l'arringa al Senato dell'ex Royal baby - copyright Giuliano Ferrara: «È incredibile come in questo governo dei leader, quando c'è un problema, licenzino i sottoposti. Ma se c'è Giuli al ministero è perché lei lo ha scelto. Lui stava benissimo nei boschi a suonare il flauto di Pan. Avete scelto un ginecologo per la Corte dei Conti. Capisco che questa cosa crei imbarazzo, visto quel che succede ad alcuni ministri, ma se invece di un governo sembra la Famiglia Addams mica è colpa mia». In estrema sintesi Renzi dice quello che Schlein, per mantenere una postura da leader, non può pronunciare. Sferra l'attacco quando serve, tira fuori la battuta - a volte anche fuori dai canoni istituzionali - per colpire l'avversario. Ancora ieri - ospite a Start a Skytg24 - è tornato a martellare la presidente del Consiglio ribattezzandola questa volta Lady Garbatella. E sempre ieri ha irriso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, suo bersaglio da settimane: «Quando parla di politica sembra lo speaker di Isoradio, viaggiare informati. E io penso a quando in politica estera c'era Andreotti, Fanfani, Moro». In passato, per citarne un'altra, aveva detto del titolare della Farnesina: «Sono imbarazzato per lui, l'Italia conta quanto il due di picche. Ha fatto una dichiarazione che spopola sui social che è imbarazzante». E mentre fa lo show, rassicura all'esterno che lui è «per il vero scontro bipolare, non per il grande inciucione». Certo è che l'attuale postura del leader di Italia viva è funzionale alle prossime politiche dove il partito di Renzi riceverà un aiuto - si vocifera di 8 seggi sicuri - alleandosi con Schlein e Conte. Ed è una postura diametralmente opposta da quella di Carlo Calenda, l'ex compagno di avventure riformiste di Renzi, che a sua volta recita la parte del centrista nel pieno di uno scontro bipolare.

Al contempo però tende la mano a Giorgia Meloni sulla legge elettorale, conscio che solo la presidente del Consiglio le può garantire con il nuovo sistema di voto una soglia del 3% per accedere la prossima volta in Parlamento.

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