"Sono caduti in una trappola". Grillo "perdona" i dissidenti?

Resa dei conti tra i Cinque Stelle. Il web si schiera coi dissidenti. Vacciano avverte Grillo: "Il suo parere vale uno". E il comico frena: "D'ora in poi rispettate il codice"

"Sono caduti in una trappola". Grillo "perdona" i dissidenti?

Nessuna resa dei conti tra i Cinque Stelle. Almeno per ora. Ieri pomeriggio il senatore Giuseppe Vacciano aveva messo sul tavolo le dimissioni: "Sono pronto a lasciare se la base vuole, non certo perché lo dice Grillo il cui parere vale esattamente quanto vale quello di chiunque altro all’interno del movimento". Vacciano è uno dei "dissidenti" - in tutto una decina - che hanno votato Pietro Grasso per la presidenza di Palazzo Madama, in dissenso con il diktat del guru pentastellato. Sul destino dei dissidenti grillini decideranno i colleghi parlamentari. Se nelle prime ore si parlava già di epurazioni ed espulsioni, Beppe Grillo è stato costretto a frenare vedendo acuirsi le polemiche sui social network.

"L’elezione di Grasso è stata una trappola, il M5S non deve cadere in queste trappole. In gioco non c’è Grasso, ma il rispetto delle regole del movimento". Questa mattina, in un nuovo intervento sul blog, Grillo sembra perdonare i dissidenti che hanno contribuito all'elezione dell’ex procuratore antimafia. Per questa volta, i grillini si prendono solo un bugìffetto sulla guancia e un richiamo a rispettare le regole del "codice di comportamento degli eletti". Per il comico genovese, Laura Boldrini e Pietro Grasso non sono scelte di alto profilo, ma "foglie di fico". Non cita i parlamentari a Cinque Stelle. Del resto la reprimenda dopo la spaccatura al Senato, l'aveva già "tuonata" sabato notte. Oggi è tornato alla carica smorzando i toni e graziando chi ha votato Grasso. La questione dovrebbe essere affrontata in un’assemblea congiunta di Camera e Senato: se gli eletti lo decideranno a maggioranza, si potrà sottoporre l’espulsione dal M5S dei "dissidenti" a un voto online dei militanti. Molto probabilmente non ci sarà alcuna epurazione. Ci sarà un’assemblea dei gruppi di Camera e Senato sul "caso di coscienza", ma non è stata fissata ancora una data precisa. Il messaggio lanciato da Grillo (e Casaleggio) dal blog vale come avvertimento in vista della fiducia al governo Bersani e dell'elezione della presidenza della Repubblica. Tutti i grillini si affrettano ad assicurare che al Pd non verrà data nessuna fiducia:"La scelta tra Schifani e Grasso era una scelta impossibile. Si trattava di decidere tra la peste bubbonica e un forte raffreddore". Quindi il perdono del capo: "I giochi erano già fatti per mettere in difficoltà il MoVimento 5 Stelle. Qualcuno, anche in buona fede, ci è cascato. Lo schema si ripeterà in futuro. Berlusconi proporrà persone irricevibili, il pdmenoelle delle foglie di fico. Il M5S non deve cadere in queste trappole".

La ferita resta aperta, comunque. La spaccatura a Palazzo Madama è un cattivo inizio di legislatura. E Grillo lo sa bene: la "diversità" di un movimento duro e puro si è dissolta alla prima prova dell'aula. È lo scotto che i Cinque Stelle pagano per non avere un leader in parlamento. Lo stesso Vacciano fa presente, in una lunga intervista alla Stampa, ricorda a Grillo che il suo parere "vale esattamente quanto vale quello di chiunque altro all’interno del movimento". La scelta di Grasso, che Vacciano rifarebbe se si ritrovasse nella stessa condizione, ha scatenato in rete un dibattito fortissimo. Molti sono convinti che la scelta di non mantenere la distanza dalla casta sia stata sbagliata. "C'è differenza tra un voto destinato a una carica istituzionale rappresentativa e un voto destinato a chi deve governare - ha spiegato Vacciano - questo secondo voto, se dovessi rimanere in carica da me non lo avranno mai".

La retromarcia di Grillo potrebbe essere dettata dalla mal parata del web che non ha affatto gradito i diktat e le minacce di epurazione. Mentre su Facebook viene aperta una pagina per sostenere il senatore "dissidente", su forum e sui blog il guru pentatsellato viene accusato di atteggiamenti antidemocratici. Su Facebook la senatrice Elena Fattori, che ammette di aver votato Grasso, è convinta di essersi adeguata alle "indicazioni dell’assemblea e della mia coscienza". A Palazzo Madama, tuttavia, il capogruppo Vito Crimi le tenta tutte per spegnere l'incendio che rischia di bruciare il M5S: "Abbiamo creato un precedente pericoloso. Questa non è democrazia, è anarchia. Avevamo promesso tutti di seguire le decisioni della maggioranza e così non è stato". In una intervista a Repubblica, fa sapere che chiederà a ciascun senatore di dichiarare il proprio voto sul ballottaggio che ha portato Pietro Grasso alla presidenza del Senato. "Chiederò loro se si rendono conto della gravità di quanto è accaduto... - ha fatto sapere Crimi - se fossi al loro posto io rimetterei il mandato nelle mani dei miei elettori". Il fatto è che gli elettori non sono poi così d'accordo con le purghe staliniste tanto care a Grillo.

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