Caso Sallusti

Dalla rettifica all'evasione: dieci bufale sul caso Sallusti

Intorno alla vicenda giudiziaria di Alessandro Sallusti sono fiorite ricostruzioni erronee - se non fantasiose - dei fatti. Ecco le principali bugie diffuse in questi due mesi

Dalla rettifica all'evasione: dieci bufale sul caso Sallusti

Sul «caso Sallusti» ogni opinione è lecita. Ma intorno alla vicenda giudiziaria del direttore del Giornale sono fiorite sui giornali e su internet anche ricostruzioni erronee - se non fantasiose - dei fatti, rimbalzate fino a venire presentate come verità. Un elenco delle principali bugie diffuse in questi due mesi può aiutare a formarsi un'opinione più precisa.

1 «SALLUSTI È STATO CONDANNATO PER UN ARTICOLO SUL “GIORNALE”»

In realtà, la condanna riguarda due articoli pubblicati su Libero il 18 febbraio 2007, uno a firma del cronista Monticone e uno a firma «Dreyfus». Per il primo Sallusti, all'epoca direttore responsabile, viene condannato per omesso controllo; per il secondo come autore dell'articolo. È questa seconda accusa che costa a Sallusti la condanna al carcere.

2 «SALLUSTI HA SCRITTO L'ARTICOLO»

Ormai è pacifico che l'articolo a firma Dreyfus fu scritto dal giornalista Renato Farina, che se ne è assunto la responsabilità. Ma già nel ricorso per Cassazione era scritto chiaramente che Sallusti non era affatto Dreyfus. Se Sallusti fosse stato condannato solo per omesso controllo anche in relazione al secondo articolo, non avrebbe potuto ricevere una pena detentiva.

3 «HA COMMISSIONATO L'ARTICOLO A DREYFUS»

Negli atti del processo non c'è traccia che Sallusti abbia dato indicazioni a Dreyfus/Farina sul tono dell'articolo. La condanna di Sallusti avviene «quale autore dell'articolo redazionale a firma Dreyus».

4 «NON HA PUBBLICATO LA SMENTITA DEL GIUDICE»

L'unica smentita pervenuta alla redazione di Libero fu quella del procuratore della Repubblica per i minori, che successivamente non ha mai sporto querela. Il giudice Cocilovo non ha mai inviato alcuna richiesta di rettifica, come da lui stesso ammesso quando ha testimoniato nel corso del processo a Sallusti.

5 «SE AVESSE PUBBLICATO LA SMENTITA NON SAREBBE STATO QUERELATO»

Il quotidiano La Stampa, che per primo aveva pubblicato la notizia della tredicenne autorizzata da Cocilovo ad abortire, pubblicò la rettifica inviata dal procuratore capo. Ciò nonostante Cocilovo sporse ugualmente querela per diffamazione anche nei confronti del quotidiano torinese, ben tre mesi dopo la pubblicazione dell'articolo.

6 «COCILOVO NON HA FATTO APPELLO»

Contro la sentenza di primo grado del tribunale di Milano, che condannava Sallusti a una ammenda di 5mila euro e a un risarcimento danni di 10mila, fecero appello sia il pubblico ministero che la parte civile, ovvero il giudice Cocilovo. Cocilovo sostenne che il risarcimento era troppo esiguo. La Corte d'appello condannò Sallusti a 14 mesi di carcere e alzò il risarcimento a 30mila euro.

7 «AUGURÒ LA MORTE AL GIUDICE»

L'articolo di Dreyfus (ovvero Farina) per cui Sallusti è stato condannato diceva «Se mai ci fosse la pena di morte, questo sarebbe il caso» ma è stato ritenuto diffamatorio solo nella parte in cui l'autore accusava - dandogli dell'assassino ma senza mai indicarlo con nome e cognome - il giudice Cocilovo di avere ordinato alla ragazzina di abortire, mentre in realtà il magistrato si era limitato ad autorizzarla a decidere da sola senza consultare il padre.

8 «SAPEVA CHE NON SAREBBE FINITO IN CELLA»

Con la sua decisione di non chiedere, dopo che la condanna è diventata definitiva, nessun tipo di misura alternativa al carcere, Sallusti si è esposto effettivamente alla concreta possibilità di finire a San Vittore. Se la sua pratica non fosse stata avocata dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati, i magistrati dell'ufficio esecuzione erano pronti a spiccare nei suoi confronti un ordine di carcerazione. Lo stesso Bruti Liberati avrebbe dovuto emettere l'ordine di carcerazione se il tribunale di Sorveglianza avesse ritenuto inammissibile l'istanza di arresti domiciliari.

9 «È EVASO PER ANDARE IN REDAZIONE»

Dal momento in cui nei suoi confronti è stato spiccato l'ordine di esecuzione della pena, Sallusti non si è più mosso dalla redazione del Giornale. Per tutto il pomeriggio di venerdì ha atteso al suo posto l'arrivo della Digos che si è presentata solo a mezzogiorno dell'indomani. Dopo la notifica dell'arresto, Sallusti è stato portato nella casa di via Soresina e da qui pochi minuti dopo ha manifestato l'intenzione di disobbedire agli obblighi. Prima ancora di raggiungere il marciapiede, è stato nuovamente arrestato per evasione.

10 «È UN DIFFAMATORE DI PROFESSIONE»

Sul certificato penale di Sallusti, depositato agli atti del processo in Cassazione, figurano solo due condanne non annullate o indultate: entrambe infliggono al giornalista la pena dell'ammenda, una per 300 euro e l'altra per duecento. Le motivazioni della sentenza d'appello parlano di «un precedente penale specifico», che è la stessa quantità di condanne subite da altri direttori di giornali. La sentenza della corte di Cassazione si limita a prendere atto che Sallusti «non è incensurato».

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