Rifondazione Comunista potrebbe tornare nella coalizione di centrosinistra. Lo scorso 12 aprile, infatti, il Comitato politico nazionale, con 89 voti favorevoli e 80 contrari, ha approvato la proposta del segretario Maurizio Acerbo che prevede l’apertura verso un “Fronte democratico per la Costituzione”.
Insomma, pur di cacciare Giorgia Meloni e il centrodestra dal governo, il Prc, pur mantenendo una certa autonomia programmatica, si dice a superare lo strappo col Pd del 2008 quando la lista Sinistra Arcobaleno non superò la soglia di sbarramento e i ‘rinfondaroli’ non entrarono in Parlamento. Lo scopo è chiara: smettere di essere irrilevanti e tornare dentro il ‘Palazzo’ visto e considerato, come spiega Repubblica, che il Pd a guida Elly Schlein ha ridotto il peso dei centristi e che c’è “una coalizione oggi meno liberista e più socialdemocratica”. Il punto di riferimento sono Francia e Portogallo dove la sinistra radicale non ha rinunciato alla sua identità e ha stretto delle alleanze. Nella proposta si ribadisce l’impegno per la pace, la redistribuzione e il no a politiche come il Jobs Act e si prevede che gli iscritti saranno chiamati a pronunciarsi sulle modalità di presentazione elettorale, una volta che si saprà quale sarà la legge elettorale con cui si voterà. Rifondazione Comunista oggi non vale più il 5-7% come quando a guidarla era Fausto Bertinotti, ma meno dell’1% eppure i comunisti sono riusciti a dividersi pure stavolta. Paolo Ferrero, ex ministro della Solidarietà sociale nel secondo governo Prodi, infatti, non vuol sentire parlare di alleanze con il centrosinistra. “Intanto occorre vedere se ci saranno le condizioni programmatiche, se sì l’idea è correre con il nostro simbolo e non ospitati da qualcuno”, spiega Acerbo, secondo cui “anche 2-3-400 mila voti possono essere determinanti per battere le destre”.
Il segretario di Prc, infine, chiarisce: “Sarebbe un accordo tecnico che non implica l'adesione alla coalizione di governo”. Se si realizzasse, allora, si tratterebbe di un vero e proprio “ritorno al futuro”, ma siamo sicuri che Avs voglia dei concorrenti alla sua sinistra?