La "lista di proscrizione" redatta da alcuni magistrati del "no" al referendum per la separazione delle carriere e pubblicata da il Giornale in esclusiva ha sollevato forte indignazione. L'esposizione dei giuristi che votano "sì" Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e Nicolò Zanon ha inevitabilmente generato un acceso dibattito sulla libertà di espressione e l'indipendenza delle istituzioni. L'episodio, che assume i contorni di una vera e propria schedatura ideologica, segna un punto di rottura preoccupante nel panorama giuridico italiano, trasformando un legittimo confronto accademico e politico in una sorta di gogna mediatica interna alla magistratura. Chi non vota "no" viene isolato, esposto e criticato in deroga a qualunque regola di buon senso istituzionale e, soprattutto, alla Costituzione.
"Non bastavano le numerose sentenze con cui alcuni magistrati hanno cercato di frenare l’attuazione dei provvedimenti del governo Meloni in tema di migranti e sicurezza, adesso anche liste di proscrizione dei giudici, tra cui insigni giuristi, che sostengono il Sì al referendum. A farle con tanto di foto il Comitato per il No e, come attesta Il Giornale, diffuse nelle loro chat WhatsApp", ha dichiarato Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Questa, è "la riprova che ormai la riforma della giustizia, che la liberi dalle correnti e dalla faziosità delle ideologie, non è più rinviabile. Ogni giorno che passa aumentano sempre di più le ragioni per sostenere il Sì e per ricondurre la magistratura al suo ruolo costituzionale: applicare la legge".
I soci fondatori del Comitato "Sì Riforma", riuniti a Roma per una riunione organizzativa della campagna referendaria, sempre in riferimento all'inchiesta de il Giornale che ha scoperchiato il caso della lista. "Ai veleni e alle liste di proscrizione rispondiamo con il sorriso. Quando non si hanno argomenti qualcuno poi passa all'attacco personale. Quelle foto segnaletiche un pò ci preoccupano. Noi vogliamo una campagna col sorriso, in nome di una battaglia civica, oltre le fazioni politiche, per il bene dei cittadini", si legge nella nota.
La creazione di elenchi basati sull'orientamento referendario di giuristi e magistrati introduce un elemento di pressione interna che mette a rischio il principio di pluralismo all'interno della magistratura. E il clima di tensione generato da queste segnalazioni digitali condizionerà inevitabilmente il percorso verso il voto.