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Una lista di proscrizione nelle chat segrete del "No"

Barbera, Prosperetti e Zanon presi di mira dai contrari alla riforma. I tre giuristi accusati e messi alla gogna

Una lista di proscrizione nelle chat segrete del "No"
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In una delle chat di chi sostiene le ragioni del "No", quella riservata ai costituzionalisti, circola l'elenco dei giuristi di punta che voteranno "Sì". Nomi, carriere e orientamenti, declinati in una sorta di schedatura. Il dibattito, in pubblico come in privato, sembra spostarsi dalla legge di revisione costituzionale alle individualità che sono scese in campo. Un punto sensibile toccato anche dal presidente del Comitato "Sì Riforma" Nicolò Zanon, che qualche giorno fa ha chiesto proprio di non trasformare il referendum in una "lite tra testimonial". Del resto la personalizzazione non è mai sinonimo di dibattito virtuoso. Un appello inascoltato, dato che da ieri circola un messaggio Whatsapp, fuori emerso dal magma del "No", in cui vengono catalogati i tre ex giudici della Corte costituzionale favorevoli alla legge Nordio. Il trio, che per storia e peso giuridico non può che spiazzare i contrari, sono Augusto Barbera, Giulio Prosperetti e lo stesso Nicolò Zanon. La foto, che è tripartita, riassume. Anche se qualcuno intravede tratti "segnaletici". A ognuno dei protagonisti viene associata l'appartenenza a questa o a quella realtà organizzativa in vista delle urne. Uno dei costituzionalisti presenti nella chat, dopo aver allegato l'immagine, commenta: "Un dato che non può passare inosservato, sono tre ex giudici della Corte costituzionale che oltretutto sono stati nella stessa Corte per quasi otto anni...". La tesi sollevata riguarda l'esistenza di alcune "correnti" pure all'interno del più importante organo di garanzia: "Sono correnti legittime, sia chiaro - insiste il giurista - ma almeno tanto quanto sono legittime le correnti interne alla magistratura". Con sarcasmo, il giurista propone "il sorteggio" anche per la Corte costituzionale: "I giudici" di questo organo "sono soltanto quindici". A causa di questi presunti correntismi, il governo guidato da Giorgia Meloni dovrebbe "astenersi dal demonizzare il correntismo politico" in seno alla magistratura.

Un'argomentazione arzigogolata che preoccupa poco chi, invece, si fossilizza soprattutto sulla "lista di proscrizione" che sarebbe emersa da questa chat. E poi, a voler essere pignoli, proprio le diverse provenienze politiche dei nomi elencati testimonia di per sè l'assurdità della tesi secondo cui le correnti avrebbero invaso anche la Corte costituzionale. Il giurista del "No" prosegue con le sue considerazioni: "Sono convinto che tutto questo organizzarsi sia legittimo, però la testa non va nascosta sotto la sabbia". Poi l'attacco all'esecutivo Meloni: "Il potere politico non osserva il tutto ma si limita a mettere mano alla magistratura perché altrove è già arrivato...temo". Quindi, la Corte Costituzionale, che è composta da 5 membri nominati dal capo dello Stato, da 5 membri votati dal Parlamento eletto in seduta comune e da 5 eletti nominati dalle supreme magistrature, sarebbe finita in mani meloniane.

Un assunto che non varrebbe solo per il presente ma persino per il passato, con Augusto Barbera, ex deputato del Partito comunista italiano in prima fila. Assurdità, in un clima che tra carte bollate, ricorsi e accuse di "liste di proscrizione" si sta appesantendo non poco.

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