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Rivolta fiscale della Lega "Pronti alla class action"

Governatori e sindaci in campo contro la tesoreria unica: "Esproprio centralista". Maroni: "Uno sfregio grave che neanche Craxi e il Caf osarono fare"

Rivolta fiscale della Lega  "Pronti alla class action"

Roma - Rivolta fiscale, si vedrà come, magari con una class action come propone Maroni. Lega alla carica contro il «sacco del Nord», cioè il prelievo della liquidità (8,6 miliardi di euro) delle tesorerie di Regioni, Province e Comuni da trasferire (per metà da subito, per il resto entro aprile) nella tesoreria centrale di Bankitalia, a Roma (ladrona).

Un «esproprio centralista» secondo il Carroccio, che si è visto accogliere solo un ordine del giorno con cui il governo si impegna «a ridurre al minimo indispensabile la durata del nuovo regime di tesoreria unica», per ora previsto fino al 2014. In sostanza i «risparmi» degli enti locali, finora affidati a istituti privati, devono per decreto finire in un fondo unico dello Stato, per una ragione contabile che ha spiegato il viceministro Grilli: «Lasciare denaro non usato nelle banche vuol dire fare più emissioni di titoli di Stato. Non ci sembra opportuno, in questo momento di fragilità, mettere pressione ai nostri spread in maniera inutile».

Gli 8,6 miliardi di euro «sottratti» agli enti locali servono, dunque, a coprire, virtualmente, i buchi dello Stato (meno Bot da piazzare). Ma con quali conseguenze sull’economia reale? Secondo il governo «a nessun ente verrà sottratta liquidità», secondo la Lega l’esatto contrario. «Intanto gli interessi di Bankitalia sono più bassi di quelli praticati dalle banche a cui si appoggiano gli enti - spiega Massimo Garavaglia, senatore bocconiano della Lega - secondo, sarà molto più difficile e costoso anticipare soldi per gli amministratori locali. Terzo, quella liquidità viene tolta alle banche territoriali e quindi a tutto quello che gira attorno, cioè famiglie e soprattutto imprese».
Quindi i vantaggi calcolati dal governo in 260 milioni di euro all’anno di interessi sui titoli di Stato non emessi, verranno ampiamente superati - secondo gli uomini di Bossi - dai danni all’economia reale.

Dunque che fare? I primi a muoversi sono stati i governatori Cota (Piemonte) e quindi Zaia (Veneto), segnando la strada che probabilmente seguiranno gli altri leghisti. Il «Doge» (come lo chiamano i leghisti) ha presentato un ricorso al Tar per diffidare il tesoriere regionale, Unicredit Banca, a trasferire le risorse alla Tesoreria unica prevista dal governo. Mossa che sono stati invitati a fare tutti i sindaci veneti, e che molti hanno fatto. Però c’è già un problema da risolvere.

La Unicredit che fa da tesoreria della Regione Veneto ha, infatti, aderito - informa Zaia «con vivo stupore» - alle richieste del governo Monti, trasferendo, quindi, il tesoretto dei Serenissimi a Roma. Una opzione che potrebbero seguire anche le altre banche diffidate dai leghisti. A questo punto solo il Tar, cui hanno già fatto ricorso, potrebbe far tornare quei soldi agli enti locali, ma non è detto e non si sa in che tempi. Quel che è certo è che governatori e sindaci chiederanno i danni alle banche che seguiranno le richieste (ex lege) di Monti, poiché dal punto di vista formale, il trasferimento di quei soldi viola il contratto pattuito con gli amministratori locali.

L’altro fronte aperto è la contestazione di «incostituzionalità» avanzata presso la Corte Costituzionale da Roberto Cota, già due settimane fa, anticipando tutti. Ma anche qui, i tempi non saranno brevi. Quindi serve una risposta immediata al governo «espropriatore», e i vertici del Parlamento del Nord (presidente Calderoli, vicepresidenti Bricolo e Castelli) dovranno stabilire proprio questo. Maroni punta sulla class action contro «uno sfregio grave che neanche Craxi e il Caf osarono fare». I vecchi manifesti su Roma ladrona servono ancora.

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