Rutelli testimone contro Lusi: "Lo ritenevo integerrimo, mi fidavo"

Il leader di Api ha parlato nell'aula del Tribunale dove si sta processando l'ex tesoriere della Margherita per l'appropriazione indebita di circa 25 milioni di euro del partito: "Nessun patto fiduciario"

Rutelli testimone contro Lusi: "Lo ritenevo integerrimo, mi fidavo"

Lo riteneva una «persona integerrima, arcigna, ai limiti dell'antipatia, che diceva no e poneva paletti anche per i rimborsi più banali». Eppure Francesco Rutelli non si è accorto che l'«integerrimo» ex tesoriere della Margherita Luigi Luisi stava piano piano svuotando le casse del disciolto partito. Circa 25 milioni di euro sarebbero finiti così nelle tasche di Lusi, che ora è imputato di appropriazione indebita. Oggi il leader di Api, parte offesa nel processo, si è seduto sul banco dei testimoni è ha puntato il dito contro l'ex tesoriere che «godeva della sua più totale fiducia». «Diceva sempre che si sarebbe dimesso subito se la Margherita avesse fatto solo un euro di debito.

Cosa vuoi di più di un tesoriere che è stato anche boy scout e magistrato onorario?», chiede in aula Rutelli spiegando al pm Stefano Pesci come nel tempo si fosse istaurato con lui un rapporto solido. Nessun sospetto, anzi. «La Margherita - dice - era uno dei pochi partiti con un bilancio in attivo tra i 25 e i 30 milioni di euro. Per questo io e gli altri ritenevamo che Lusi avesse svolto un lavoro più che brillante. I controlli in seno alla Margherita erano sovrabbondanti, c'erano almeno quattro livelli, ma i fatti hanno dimostrato che evidentemente non sono stati sufficienti». Respinte al mittente tutte le accuse lanciate da Lusi mentre era nel carcere di Rebibbia su un presunto patto fiduciario in virtù del quale avrebbe fatto tutti gli investimenti immobiliari dal 2007 in poi per conto della corrente rutelliana. «È folle, assurda e demenziale - replica Rutelli - l'idea che io nel gennaio del 2006 gli abbia suggerito di investire i fondi del partito in campo immobiliare e di aver concordato una percentuale di compenso pari al 5 per cento, circa un milione di euro l'anno, che non prende nemmeno Marchionne alla Fiat. Non c'è nessuna indennità per le cariche che vengono assegnate all'interno del partito se non l'onore e il prestigio».

A testimoniare è stato chiamato anche Paolo Gentiloni, del Pd, che ha spiegato ai giudici come «la discrezionalità di Lusi sia andata crescendo nel tempo». Un'autonomia eccessiva sulla quale «ci sono state polemiche nella Margherita da parte di chi, come Castagnetti e Parisi, lamentava una mancanza di collegialità e di controllo». «Personalmente ero preoccupato sulla destinazione di certi quattrini - sostiene Gentiloni - sollecitai il tesoriere a chiudere la vicenda ma ciò non avvenne». Il parlamentare ha ammesso di aver sempre considerato un'«anomalia» il fatto che «ai partiti che hanno cessato la loro attività venga ancora riconosciuta una forma di finanziamento pubblico per alcuni anni». Una situazione dove l'autonomia di un tesoriere «può facilmente diventare discrezionalità».

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