Saviano infanga noi poliziotti pestati in piazza

Quelli che lui definisce infami, scrive il presidente nazionale del Sap, sono gli stessi che gli fanno da scorta

Saviano infanga noi poliziotti pestati in piazza

Caro Roberto Saviano,
tutti - tranne te - abbiamo avuto modo di vedere quanto accaduto il 12 aprile a Roma dove, durante un corteo, un'orda di barbari travisati, armeggiando bombe carta, spranghe e sampietrini, nella totale consapevolezza di immunità e impunità, ha dato l'assalto ai quartieri della capitale, ha incendiato e distrutto negozi e macchine, ha spedito in ospedale qualche decina di agenti. Da attento scrittore quale sei, forse un po' in crisi di vendite e visibilità ultimamente, la tua attenzione è stata invece focalizzata sul gesto di un poliziotto, apparso forse inopportuno ed errato, ma certamente figlio di una perdita di controllo dovuta al fortissimo stress patito nell'affrontare una situazione di reale guerriglia urbana, in cui il rischio della vita è apparso qualcosa di più di un'astratta ipotesi.

Il mio collega, auto segnalatosi, si difende sostenendo di aver calpestato la persona in quanto concentrato visivamente su ben altro, considerando il drammatico contesto in cui stava operando. Per te e per tutti i radical chic, invece, quelle immagini sono già una condanna, nonostante ci sia un'indagine in corso che dovrà accertare fatti e responsabilità.

Responsabilità che, invece, sono chiarissime per quel che riguarda i violenti. Dei quali, però, non ha fatto minimamente cenno nel tuo j'accuse. Sei tu, caro Saviano, che devi chiedere scusa. Devi chiederla a quei carabinieri che ogni giorno difendono la tua vita rischiando la loro; devi chiederla a tutta la polizia di Stato che per te è un «corpo» infame, osceno e vergognoso, dimenticando il sacrificio quotidiano degli eroi - quelli veri, non sulla «carta» - uccisi dalle mafie e dalla criminalità; devi chiederla a colleghi di grandissimo valore come il dottor Vittorio Pisani, eccellente investigatore e straordinario poliziotto, vittima di accuse infamanti e ora finalmente assolto, che forse ha pagato più del dovuto la pubblica contrarietà alla tua scorta. Voglio pensare che certe parole in libertà siano frutto della depressione di cui hai dichiarato di soffrire. Ma questo non ti giustifica.

* presidente nazionale Sap, Sindacato autonomo di polizia

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