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Schlein all'attacco: "Dimissioni tardive, sono capri espiatori di una sconfitta che è tutta di Meloni"

La segretaria dem è durissima contro la presidente del Consiglio e giudica tardive le "dimissioni" di Delmastro e Bartolozzi. Conte rincara la dose: "L'impatto del referendum riuscirà a far dimettere anche Santanchè?"

Schlein all'attacco: "Dimissioni tardive, sono capri espiatori di una sconfitta che è tutta di Meloni"
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La segretaria del Pd Elly Schlein a Di Martedì, su La7, afferma che le "dimissioni" di Delmastro e Bartolozzi "sono tardive perché avrebbero dovuto già essere pretese dalla presidente del Consiglio e poi mi sembra che siano capri espiatori facili di una sconfitta che è tutta di Giorgia Meloni". E prosegue: "Se non avessero perso il referendum si sarebbero dimessi? C'è in gioco la dignità delle istituzioni italiane". "Il problema - prosegue la segretaria dem - è quanti sottosegretari e ministri 'leggeri' "dovrebbe tollerare Meloni e la risposta è nessuno, perché ha il dovere di avere delle persone nel governo che siano all'altezza del ruolo che ricoprono e purtroppo così non è".

Una dura presa di posizione che riaccende le polemiche ponendo al centro, dopo il referendum, il bersaglio preferito del centrosinistra, Giorgia Meloni. È contro di lei (al di là del tema su cui si è votato, la separazione delle carriere dei magistrati) che è stata condotta la campagna referendaria ed è su di lei che, dopo la vittoria del No, si muovono gli attacchi, per certi versi scontati, delle opposizioni.

Si fa sentire anche il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. "Le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi e quelle richieste a Santanchè non sono una manifestazione di 'sensibilità'" istituzionale, siamo di fronte a un calcolo politico elettorale", dice a Di Martedì, su La7. "Meloni vede che il sistema comincia a franare.... È la forza dell'esercizio democratico del voto. Il segnale forte che avete dato tutti voi. Noi abbiamo chiesto le dimissioni più volte, niente: erano abbarbicati".

"Questo referendum ha già cominciato a mordere, come si vede. Delmastro avrebbe già dovuto dimettersi. Se avesse vinto il Sì sarebbe ancora lì, perché è successo solo questo, il referendum". Così Pier Luigi Bersani a Otto e mezzo su La7. "Meloni non se la cava così - continua Bersani - perché questo referendum non è acqua fresca, è destinato ad avere influssi sul destino del Paese.

Dignità vorrebbe che andasse a casa, io mi sarei dimesso. Se deve essere il centrosinistra a chiedere le dimissioni, no grazie; questi giochini le danno solo respiro. Lasciamola nel suo brodo, che verifichi da sola che livello di dignità ha".

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