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La Schlein è isolata e parla solo coi suoi. "Ora può scegliere un nome diverso"

Il riformista Alfieri evoca le primarie: "Ha qualità ma le manca il consenso"

La Schlein è isolata e parla solo coi suoi. "Ora può scegliere un nome diverso"
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All'indomani del referendum un autorevole esponente del Pd si lasciò andare ad una previsione: «C'è un rischio di hybris, di ubriacatura per la vittoria che aumenterà lo scontro tra Elly e Conte. In più Conte, da ex premier, ha rapporti con certi mondi, con pezzi del Pd, con il deep state: la Schlein (foto), invece, parla solo con i suoi. Son cose che contano nelle primarie e foriere di problemi». Previsione oggettiva, disinteressata e che in effetti si sta avverando. Giuseppe Conte è partito come un razzo. Ha lanciato le primarie studiate a sua misura, quelle messe in campo in Sicilia cioè tutte on-line con postazioni sul territorio e magari con tanto di ballottaggio: «Se passa un modello del genere - confida Filippo Zaratti di Avs - per il Pd è una Caporetto». Poi l'ex premier ha pubblicato un libro che è un programma, «Una nuova primavera». Tesse rapporti e intese con mezzo Pd e torna a coltivare vecchi amori se è vero che si è attavolato a pranzo con Paolo Zampolli, un imprenditore vicinissimo a Donald Trump. Tanto movimento gli ha meritato pure gli endorsement di Giuliano Ferrara e Paolo Mieli. Insomma, ha gettato un sasso nello stagno per cogliere l'attimo fuggente. «Negli anni '60 - è il paragone di Filippo Sensi - c'era uno sceneggiatore che si chiamava Luciano Vincenzoni, quello che ha lavorato in tutti i western di Sergio Leone. Diceva: Quando la trama langue fai uscire da una porta uno con la pistola».

Ecco le primarie del «campo largo» possono diventare come i film di Vincenzoni, tipo «Per qualche dollaro in più» o «Il buono, il brutto, il cattivo». Un duello spietato. Adesso, però, bisogna vedere quale parte in commedia sceglierà di interpretare la Schlein. Finora - fatto paradossale - nessuno ha fatto il nome della segretaria. Lei ha dalla sua parte lo statuto del Pd: «Nell'ultima versione quella di Zingaretti - racconta Claudio Mancini, influente esponente del Pd della Capitale - la segretaria può proporre un nome diverso che deve essere approvato dalla direzione. Quindi il pallino lo ha in mano la Schlein».

Per ora le intenzioni di Elly sono imperscrutabili: non sulla sua volontà di correre, ma sul come. Ragion per cui c'è bisogno di una guida per decrittare i movimenti, di qualcuno che ti accompagni nei mille giochi delle primarie un po' come Virgilio si portò dietro Dante per i gironi dell'Inferno. Racconta Alessandro Alfieri, in segreteria per conto dei riformisti fede Bonaccini, alleati della Schlein: «Elly ho imparato a conoscerla, ha grandi qualità, sa tenere insieme il partito e la coalizione. L'assurdo è che nel contempo c'è uno stacco nel consenso che gode come possibile candidata per la premiership: anche nel Pd c'è chi gli preferisce Conte per status o per esperienza. Non comprendendo che così danneggiano il partito. Chi? I settori più identitari tipo Bettini che si sente il talent scout che ha scoperto Conte. È un movimento che si porta dietro pezzi di base». Ma tornando a Vincenzoni che la spunterà tra «la buona» e «il cattivo»? «Conte - spiega Alfieri - ha tutto pronto. La Schlein ha dalla sua parte lo statuto, ma deve scegliere. Può giocare la partita ma deve assumersi tutti i rischi che non sono pochi. O può scegliere il candidato puntando a prendersi il merito di aver riportato la sinistra al governo. Potrebbe anche proporre a Conte di fare entrambi un passo indietro aprendo ad un terzo nome: ma Conte non è tipo da cedere. Comunque sarebbe ingiusto chiedere ad Elly di rinunciare dopo tutto il lavoro che ha fatto...». Sicuramente nei prossimi mesi la segretaria sarà sottoposta a mille pressioni. Si moltiplicheranno sondaggi e candidati: il 12 aprile i renziani celebreranno «le primarie delle idee», ci sarà anche un candidato sul versante riformista, ai tanti (Salis, Sala, Manfredi, Gabrielli) si è aggiunto Giorgio Gori. Conte, invece, tenterà di ammaliare - è già a buon punto - i ministri del Pd che fecero parte del suo governo: da Franceschini a Speranza. Argomenti ne ha: con lui a Palazzo Chigi i 5telle saranno meno pignoli sul programma (ha già confermato la sanzioni alla Russia), i piddini avranno più ministeri e in una logica di equilibri il prossimo inquilino del Quirinale potrebbe essere del Pd. Ma visto che l'uomo ha fantasia potrebbe pure tentare la Schlein.

«Ha quaranta anni - spiegava l'altra sera nei corridoi di Porta a Porta il grillino Patuanelli - avrà sicuramente un'altra occasione. E comunque se Conte farà il premier dopo due anni potrebbe anche andare sul Colle lasciando ad Elly Palazzo Chigi». Già, una fantasia luciferina.

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