Non si ferma la polemica sorta dopo il duro scontro di ieri tra Bruno Vespa e il deputato dem Giuseppe Provenzano durante la puntata di ‘Porta a Porta’.
Il conduttore si è difeso replicando alle accuse dell’opposizione con una nota: “Come sanno bene Agcom e Rai, 'Porta a porta' ha sempre fatto dalle origini della par condicio costante la sua forse stupida religione (In questa stagione il Pd è da noi numericamente presente più di ogni altro partito)”. E, riferendosi al deputato dem e ai suoi colleghi di partito, ha aggiunto: “Ma comprendo perfettamente il disagio dei componenti Pd della commissione di Vigilanza Rai. Abituati nella televisione d’oggi a non avere quasi dappertutto controparte se non talvolta in misura simbolica, capisco che trovino normale che l’onorevole Provenzano - che ha avuto un tempo di parola superiore al senatore Malan interrotto costantemente - rivolga la più grave delle offese a un giornalista che già prima che Provenzano nascesse aveva dimostrato quanto doveva in fatto di correttezza professionale".
Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso solidarietà nei confronti di Vespa, descritto come un “ conduttore equilibrato e stimato professionista”, e definito “gravissimo” l’atteggiamento del Pd che “onnipresente in tutte le tv pubbliche e private” pensa “di poter imbavagliare e attaccare i giornalisti che non fanno i militanti di sinistra”. Salvini, ha infine, concluso: “Il Partito Democratico si comporta come un padrone arrogante e onnipotente”.
Il vicepresidente del Pd, Chiara Gribaudo, al contrario, ha solidarizzato con Provenzano “che si è limitato con i suoi modi sempre educati a fare una battuta, ricevendo in cambio insulti e un atteggiamento del tutto fuori contesto in tv, a maggior ragione quando pubblica”. E, rivolgendosi a Vespa, ha chiesto che il conduttore si scusi perché “un conduttore del servizio pubblico, con la sua esperienza per giunta, non può e non deve permettersi di avere un atteggiamento aggressivo e intimidatorio verso un suo ospite". Anche gli esponenti M5S in commissione di Vigilanza Rai hanno attaccato Vespa: “È comprensibile che - scrivono in una nota - un conduttore possa non condividere alcune affermazioni degli ospiti, ma è fondamentale che il confronto resti sempre nei limiti del rispetto reciproco e della correttezza formale, senza che vengano meno le condizioni per un contraddittorio sereno. In questo senso, la reazione di Bruno Vespa è stata senza alcun dubbio sproporzionata e da stigmatizzare".
Lo scontro ha coinvolto anche i vertici Rai e i sindacati del servizio pubblico. “Nessuno contesta il diritto di Bruno Vespa di rispondere all'osservazione molto polemica dell'onorevole Provenzano. Ma c'è una misura - una 'proporzionalità della risposta', si dice di questi tempi - che anche Vespa è tenuto a rispettare”, ha affermato il consigliere di amministrazione di minoranza Roberto Natale. Che, poi, ha puntualizzato: “Non è da servizio pubblico quell'invettiva priva di freni, col dito puntato e la voce strozzata dall'ira. Uno spettacolo che il conduttore ha purtroppo dato più di una volta, recentemente. Il Vespa di un tempo, rivedendo il video a mente fredda, si scuserebbe di toni così scomposti. È ancora in tempo a farlo oggi". Secondo l’Usigrai, invece, Vespa da tempo si è “spogliato dei panni del giornalista per indossare quelli del tifoso del governo di turno, è pacifico per chiunque”, mentre è “inaccettabile però che i vertici Rai gli garantiscano uno status di intoccabile”. Il sindacato ricorda le ultime polemiche che lo hanno coinvolto: “Dalle gaffe sui social, alle arringhe a difesa del governo sul caso Almasri (la Corte Penale internazionale la pensava in modo opposto), agli insulti agli attivisti della Global Sumud Flotilla, solo per citare i casi degli ultimi tempi. Il tutto - dicono parlando dello stipendio di Vespa - profumatamente pagato con i soldi degli italiani (anche se la Rai non svela il compenso)". A prendere le parti del giornalista è, invece, l’Unirai: “La reazione di Bruno Vespa è stata provocata da un intervento di un parlamentare Pd che, con una battuta infelice e non corrispondente al vero, ha messo in discussione una professionalità riconosciuta e una firma storica della Rai”. E ancora: “I dati Agcom attestano in maniera chiara il pieno rispetto del pluralismo da parte della trasmissione. La credibilità della Rai passa dalla capacità di offrire un confronto serio, rispettoso e completo". Diversa l’opinione di Francesco Palese, fondatore ed ex segretario della stessa Unirai che sembra in procinto di rientrare all’Usigrai e secondo cui “al di là del giudizio sullo spettacolo emerge una questione ben più grave: l’assenza di una direzione chiara”. Palese, sentito da LePresse, spiega: “Oggi sembra che ognuno proceda per conto proprio, senza una visione editoriale coerente. Ma il punto più critico riguarda la Direzione Approfondimento, che appare ormai allo sbando". Secondo il sindacalista “è necessario accendere un faro su ciò che sta accadendo” tanto che si chiede: “com’è possibile che, dopo anni, non si riesca a costruire un programma realmente degno di nota? Com’è possibile non riuscire a produrre nemmeno un minuto di televisione all’altezza del servizio pubblico?”.
E ancora: “Tutto questo avviene mentre decine di colleghi restano inutilizzati e molti altri vengono impiegati in modo inefficiente. Una situazione che non è più sostenibile e che richiede una riflessione seria e condivisa”.