Se il governo non stoppa l'aumento dell'Iva ci rimette 300 milioni

RomaL'aumento dell'Iva di luglio rischia di far diminuire anziché aumentare il gettito fiscale. La denuncia arriva da Marco Venturi, presidente della Confesercenti. «Nel 2012 hanno chiuso 135mila imprese. In questi mesi del 2013 lo hanno già fatto in 43mila. L'aumento dell'Iva rischia di dare il colpo di grazia al settore», commenta.
Secondo i calcoli della sua organizzazione, se a luglio l'Iva dovesse salire al 22% «i consumi si deprimeranno ulteriormente. Ed invece di aumentare, il gettito scenderà di 300 milioni». Alla base del calcolo - spiega il presidente dell'organizzazione dei commercianti - ci sono gli effetti che una scelta del genere può causare sui consumi.
Nelle dichiarazioni programmatiche in Parlamento il presidente del Consiglio aveva detto che il governo aveva idea di «rinunciare ad un inasprimento dell'Iva». Ma l'altro giorno Enrico Letta aveva dichiarato che difficilmente sarà possibile rinviare adesso l'aumento dell'aliquota Iva dal 21 al 22%. Una contraddizione soltanto apparente.
Prima del 29 maggio, quando la Commissione europea deciderà se far o meno uscire l'Italia dalla procedura per deficit eccessivo, difficilmente il governo potrà assumere impegni per un rinvio od uno slittamento dell'aumento dell'imposta. Ciò non esclude che al ministero dell'Economia stiano facendo i conti.
Per esempio, una corrente di pensiero di Via Venti Settembre sta accarezzando l'idea di far slittare di 3 mesi l'introduzione dell'aumento: anziché il primo luglio, l'inasprimento dell'aliquota dal 21 al 22% potrebbe scattare il primo ottobre.
In tal caso, le risorse da reperire si ridurrebbero da due a un miliardo di euro: nella sostanza l'aumento garantisce - secondo i calcoli del governo - un maggior gettito di un miliardo a trimestre. E la copertura dell'eventuale rinvio potrebbe essere introdotta nel decreto che il governo potrebbe varare all'indomani del Consiglio europeo di fine giugno. Lo stesso provvedimento che dovrebbe reperire circa 7 miliardi di risorse per coprire le spese non ancora finanziate in Bilancio. E gettare le basi della legge di Stabilità (la vecchia legge finanziaria) che verrà presentata a settembre.
La corrente di pensiero relativa allo slittamento di tre mesi dell'aumento dell'Iva troverebbe sponde a Palazzo Chigi (verrebbe così rispettato l'impegno assunto da Letta in Parlamento), ma troverebbe qualche resistenza in coloro che fanno il calcolo del fabbisogno di cassa: se così fosse, i mesi estivi dovrebbero fare a meno del maggior gettito per comprimere l'andamento di cassa. In compenso, farebbero trascorrere un'estate meno avara agli italiani: proprio in considerazione del fatto che tutti i maggiori centri di ricerca indicano nel periodo estivo il periodo nel quale si dovrebbero manifestare i primi singulti della crescita. Ed un aumento dell'Iva li annienterebbe sul nascere, come dice Venturi.
La conferma che il governo sia impegnato per attenuare o evitare l'aumento dell'Iva viene da Luigi Casero, vice ministro dell'Economia. «Stiamo lavorando - dice - È necessario trovare le risorse. Per farlo ci vuole un po' di tempo». Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, preferisce ricordare che «l'aumento dell'Iva è stato deciso dal precedente governo. Noi lo abbiamo trovato come una cosa già decisa». E ci tiene a sottolineare che «non siamo noi a decidere l'aumento dell'Iva: è già stato fatto da un'altra parte».
Sull'Iva, infine, si ripete il confronto politico-accademico-matematico fra il vice ministro dell'Economia, Stefano Fassina, ed il presidente dei deputati del Pdl, Renato Brunetta. In particolare, quest'ultimo - numeri alla mano - contesta le affermazioni di Fassina quando dice che per evitare l'inasprimento Iva basterebbe evitare l'eliminazione dell'Imu per tutti i proprietari di prima casa, ricchi compresi, e portare la detrazione a 450 euro. Ma l'85% di chi paga l'Imu - dice Brunetta - ha un reddito di 55mila euro; «non certo un ricco. Sarebbe meglio che Fassina - conclude - eviti di accrescere confusione e incertezza».

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