Se la morale si applica solo ai nemici

È uno dei mali dell'Italia: per valutare una persona  vogliamo sapere con chi sta

Nella nostra società si scontrano due concezioni radicalmente diverse della morale, due definizioni opposte del bene e del male. La prima è fondata sulla contrapposizione fra amico e nemico. Il bene è ciò che facciamo noi, nazione, partito, religione, il male è ciò che fanno gli altri, i nemici. Per poter dare un giudizio su una persona, qualunque cosa abbia detto o fatto, devi prima sapere con chi sta. Se sta coi tuoi o ha dato un vantaggio ai tuoi sarà una cosa buona, se sta coi nemici o ha dato loro un vantaggio sarà malvagia. È la concezione che ispira «Il principe» di Machiavelli, l'Artashastra indiano e il marxismo.

Questa concezione diventa unica e dominante durante la guerra in cui ci sono solo amici o nemici da uccidere, ma in certe fasi storiche penetra profondamente nella vita politica. È avvenuto nel Cinquecento e nel Seicento nella lotta fra cattolici e protestanti, poi di nuovo nel Novecento con i partiti totalitari marxista, fascista, nazista.

All'estremo opposto c'è la filosofia secondo cui invece esiste una morale assoluta che prescinde dall'amico e dal nemico. Vi hanno dato il loro apporto Socrate e Kant. È stata successivamente incarnata nei diritti dell'uomo e del cittadino e nel pensiero liberale. Forse la formulazione più semplice e chiara è quella del filosofo americano Rawls. Egli ci dice che, per giudicare moralmente, noi non dovremmo sapere nulla né di noi, né di chi giudichiamo: se siamo uomini o donne, bianchi o neri, a che nazione, razza, partito, religione apparteniamo.

Queste due tradizioni esistono fianco a fianco nella nostra società. Ma in certi momenti prevale ora l'una ora l'altra. In Italia siamo in un periodo in cui prevale nettamente la concezione amico-nemico, in cui noi ci sentiamo sempre buoni e consideriamo sempre malvagio il nemico. La lotta politica allora si involgarisce, si riempie di insulti, di oscenità e di minacce. Ed è un grave errore pensare che le parole dette in politica siano pura propaganda. La violenza verbale precede sempre quella fisica: chi urla insulti, minacce, oscenità quando raggiunge il potere diventa un tiranno e un torturatore.

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