Ma che ci fa il disegno di una biciclettina bianca (il logo delle piste ciclabili) impresso sul bordo di una fontana di Napoli?
Escluso che sia opera di 100% Brumotti a Bombazza (l'acrobata di Striscia la notizia che in sella alla mountain bike ne fa di tutti i colori), non resta che pensare a un improvviso impazzimento da parte dell'Ufficio Segnaletica Stradale del Comune capitanato da «Giggino» De Magistris. Almeno questa era la tesi che veniva in mente osservando la foto pubblicata ieri in prima pagina sul Corriere della Sera. Una strada normalissima (anzi, con un asfalto piuttosto inquietante) e giù, per terra, il disegno di una tragicomica biciclettina bianca a indicare, lì, una «pista ciclabile». Rigorosamente inesistente.
Una svista? Macché. Scorrendo il servizio fotografico sulla versione on line del quotidiano di via Solferino, si nota infatti che è l'intera pavimentazione di Napoli ad essere istoriata dalla misteriosa biciclettina bianca: un logo presente in molti punti strategici del traffico napoletano, senza che però delle piste ciclabili ci sia traccia.
Tutta colpa della faccia di bronzo del sindaco De Magistris? No, questa volta «Giggino» c'entra solo parzialmente. Lui, infatti, di biciclettine bianca ne ha seminate parecchie sperando forse che da esse fioriscano poi, per miracolo, anche le piste ciclabili. Ma il grosso della «semina» (compresa l'immagine paradossale della biciclettina bianca sulla fontana) è opera di una «cooperativa» di graffittari napoletani che hanno dato il via all'operazione «biciclettina bianca» proprio per richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica sulla mancanza di piste ciclabili a Napoli.
Insomma, un po' quello che ha fatto anche qualche anno fa a Milano il writer Pao con i suoi «panettoni» (come si chiamano sotto la Madonnina i blocchi di cemento blocca-traffico) trasformati in coloratissimi pinguini.
Per non parlare dell'artista francese Clet Abraham, con studio a Firenze, che reinterpreta i cartelli stradali rendendoli opere di street art. Con qualche rischio per il portafoglio. Dopo «interventi» in numerose città europee e italiane, a Pistoia, infatti, Abraham è stato salassato dai vigili con una multa da 500 euro. Ma ne valeva la pena. Da quando Abraham è all'opera (a Firenze, Londra, Parigi, Roma...) alcuni segnali stradali hanno qualcosa in più: sono abitati dagli omini dell'artista che, dal 2010 ha trovato il suo linguaggio espressivo in questa forma artistica bizzarra e provocatoria, reinterpretando i segnali stradali delle principali città italiane e straniere. Senza compromettere la leggibilità dei segnali, Clet Abraham apporta le sue modifiche servendosi di adesivi preconfezionati che sposano le forme geometriche dei divieti d'accesso, degli obblighi di precedenza e di qualsiasi altro segnale.
«Da oggi chiamatemi l'imbrattatore, l'appellativo con cui i vigili di Pistoia mi hanno condannato - si autocelebra su Facebook il manipolatore di divieti di sosta e non solo -. Temete gente sono colui che sporca e insudicia le vostre città e campagne. Lotterò, la mia vita è questo». Esagerato.
Fatto sta che Abraham è arrabbiato nero contro i vigili, ma un suo «collega» ben più famoso ha avuto modo di andarci giù ben più duro: «Alcune persone diventano dei poliziotti perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore. Alcune diventano vandali perché vogliono far diventare il mondo un posto migliore da vedere», firmato: Banksy, uno dei maggiori esponenti della street art (di lui si sa che è cresciuto a Bristol, ma la sua vera identità è da sempre ignota). Le sue opere sono spesso a sfondo satirico e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l'etica. La tecnica che preferisce per i suoi lavori di guerrilla art è da sempre lo stencil (una maschera normografica che permette di riprodurre le stesse forme, simboli o lettere in serie), che proprio con Banksy è arrivato a riscuotere un successo sempre maggiore presso street artist di tutto il mondo.
I suoi stencil hanno cominciato ad apparire proprio a Bristol, poi a Londra, in particolare nelle zone a nordest, e a seguire nelle maggiori capitali europee, notevolmente non solo sui muri delle strade, ma anche nei posti più impensati come le gabbie dello zoo di Barcellona.
Sdoganati in Italia da Vittorio Sgarbi, i «graffitari» nostrani hanno spesso il vezzo di dichiararsi «figli spirituali» di Haring e Basquiat. Ma è un po' come quando Cuccureddu e Anquilletti dicevano di ispirarsi a Maradona e Pelè.