L'aggressione al poliziotto da parte degli antagonisti in piazza per la solidarietà ad Askatasuna ha scosso molti e, almeno per una volta, c'è stata una doverosa compattezza da parte di tutto l'arco parlamentare. Una unità di posizionamento dovuta davanti alle martellate, alla violenza barbara degli antagonisti, troppo spesso coccolati dalla sinistra, quasi giustificati in alcune occasioni e, in un certo senso, deresponsabilizzati anche per quanto accaduto ieri. Molte polemiche si sono concentrate sulla presenza in corteo di esponenti del M5s e, soprattutto, di Avs, in particolare del vicecapogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera, Marco Grimaldi, non nuovo a manifestazioni di questo tipo.
È vero che l'eletto di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, dalle colonne di Repubblica, ha condannato il pestaggio dell'agente. "Ci disgusta", dice il parlamentare, "spesso abbiamo discusso, non condividiamo le stesse pratiche": e fin qui trova sicuramente l'appoggio di tutti gli altri occupanti di Montecitorio e Palazzo Madama, oltre che della maggior parte degli italiani. Però poi arriva e c'è sempre quell'antipatico e fastidioso "ma" sottointeso, ma nemmeno troppo, quasi a far passare il messaggio che sì ok la violenza la condanniamo ma la colpa non è solo di chi la fa. E la solita solfa del "è davvero una piccola minoranza", ripetuta anche da Grimaldi nell'intervista, non regge più.
"Quelle immagini non ci sarebbero mai state senza lo sgombero di Askatasuna", dice Grimaldi nell'intervista. Cosa vuol dire questo? Che la colpa è dello Stato che ha ristabilito la legalità interrompendo un'occupazione durata 29 anni? Che se non fossero stati "disturbati" nel loro reato nessuno si sarebbe fatto male? Che poi non è nemmeno vero questo, perché basta andare indietro di qualche mese alle manifestazioni organizzate da Askatasuna quando ancora occupava l'edificio di viale Regina Margherita per vedere uguale violenza contro gli agenti. Questa volta è successo che uno dei poliziotti si è trovato da solo in mezzo al branco ed è andata come tutti hanno visto ma sarebbe successo anche in passato, perché con gli agenti feriti dal centro sociale a Torino si possono riempire lunghi elenchi.
È un'affermazione che non può trovare casa in un Paese democratico, tanto meno se arriva da un esponente delle istituzioni, un parlamentare. Tanto meno si può accettare che un deputato della Repubblica, riferendosi agli scontri e ai disastri di ieri, dica "lo dico chiaramente a chi ha commesso quel reato: così si fa il gioco di chi vuole i decreti sicurezza e di chi descrive Torino come il centro dell'eversione italiana, mentre invece sta diventando un laboratorio di repressione come sanno bene i No Tav e come abbiamo visto con il caso Shahin". È l'inversione delle responsabilità, il tentativo estremo di deresponsabilizzare chi si è macchiato di quei reati. E sì, è vero che per due ore il corteo si è svolto pacificamente ma tutti sapevano come si sarebbe concluso, cosa sarebbe accaduto quando la manifestazione si fosse avvicinata a Vanchiglia: lo avevano detto gli stessi antagonisti più e più volte. E chi si è prestato a quella manifestazione, anche chi si è poi staccato quando era chiaro cosa stava per succedere, ha prestato copertura politica e morale.
Ilaria Salis, altra esponente di Avs ma eletta all'Europarlamento, nel pomeriggio di ieri scriveva così: "Rispondere agli attacchi repressivi del Governo rilanciando sull’allargamento delle lotte sociali è la strada giusta da percorrere insieme – a Torino e in tutta Italia".