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Serve una spruzzata di liberalismo

Concentriamoci sull’Italia, evidenziando come e perché c’è bisogno di forti iniezioni di metodo e pensiero liberale, anche in Italia.
Anche perché Montanelli e gli altri uomini di cultura fondatori di questo giornale si riconoscevano tutti nel metodo e nel pensiero liberale

Serve una spruzzata di liberalismo
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Sembra un po’ smarrito il senso di cosa significa essere liberali oggi. Eppure non si è mai sentito tanto il bisogno del pensiero e dell'azione liberale in Europa, nel mondo e pure in Italia come oggi.
Concentriamoci sull’Italia, evidenziando come e perché c’è bisogno di forti iniezioni di metodo e pensiero liberale, anche in Italia.
Anche perché Montanelli e gli altri uomini di cultura fondatori di questo giornale si riconoscevano tutti nel metodo e nel pensiero liberale.
La riflessione va fatta in corpore vili rispetto ai temi più caldi sul tappeto dell’Italia oggi. Quanto al mondo dell’informazione, non c’è niente di più illiberale del metodo adottato da quella sorta di triangolo delle Bermuda che opera tra trasmissioni come Report, la commissione a presidenza 5 Stelle di vigilanza Rai e gli stessi 5 Stelle. Quella sorta di fossa delle Bermuda che propina trasmissioni basate sulla violazione della privacy, venendo meno a quel garantismo che è un pilastro del pensiero liberale, anche tramite l’invenzione di fantomatiche lobby gay, manifestando così un senso pienamente illiberale dei diritti civili.
Quanto al referendum sulla giustizia, ad esempio, il Sì per il superamento del modello delle correnti, sottocaste di quella Anm che funge un po’ da casta per la magistratura, è proprio frutto del miglior approccio liberale. Mentre le ultime manifestazioni del “gratterismo”, come evidenziato da questo giornale, non hanno nulla di liberale. Un grave fenomeno collegato agli effetti dell’ormai ben noto “albanesismo”.
Quanto al bisogno di sicurezza, rispetto a chi mette a ferro e fuoco le nostre città, il vero garantismo è figlio del liberalismo. E il vero garantismo deve offrire garanzie di vita tranquilla e serena ai cittadini e garanzie di azione efficace ed ordinata alle forze dell’ordine.
La sinistra italiana soffre invece di una sorta di riflesso pavloviano, e invece del vero liberalismo e vero garantismo, pratica un “dirittismo” che comprende in sé la tutela di principio di chiunque scenda in piazza, compresi quelli che delinquono.
La sinistra è poi vittima più o meno consapevole di quel politically correct che per eccesso di zelo in Italia assume la veste del “follemente corretto”, che viene soffiato dal vento pericoloso di certa cultura woke malamente nata negli Stati Uniti.
Invece nuove norme e regole appropriate sono un dovere ai fini di una tutela efficace dell’ordine pubblico. L’approccio della sinistra è quindi l’opposto di quella sana miscela di diritti e doveri su cui si basa la Costituzione di impronta liberale e democratica italiana.
Quanto agli aspetti economico-sociali, occorre puntare su politiche liberali per superare la malattia della crescita di cui da quasi trent’anni soffre l’Italia. Basta pescare ad esempio dal pensiero di Einaudi, aggiungendovi quello di Ernesto Rossi, per puntare a superare il troppo statalismo di cui soffre l’Italia, uno statalismo cui più di tutti ha contribuito la sinistra.
Al quale si aggiunge lo strano socialismo municipale italiano, fatto di un totale di circa ottomila municipalizzate alimentato e gestito soprattutto dalla sinistra.
La terapia è quindi quella delle privatizzazioni e liberalizzazioni anche per superare le troppe corporazioni diffuse nell’economia e nella società italiana e liberare la crescita.

Ecco perché anche in Italia abbiamo bisogno oggi di una sana spruzzata di liberalismo, il pensiero e il metodo più idoneo pure per garantire, senza eccessivi “dirittismi”, la difesa e lo sviluppo dei diritti e delle libertà civili.

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