Si uccide a Notre Dame: «È il mio no alle nozze gay»

ParigiUna pallottola in bocca. Il grilletto premuto di fronte a un migliaio di turisti. E una spiegazione, lasciata cadere vicino all'altare su un pezzo di carta: «Per scuotere la sonnolenza, scrollare le coscienze anestetizzate e risvegliare la memoria delle nostre origini», c'è bisogno di «un gesto eclatante». L'aveva scritto sul suo blog, Dominique Venner, 78 anni, storico noto in Francia, e oggi simpatizzante dei movimenti anti-nozze gay. Il suo non è stato un semplice suicidio annunciato via Internet. È la cronaca di una tragedia strettamente connessa all'attualità. Venner aveva infatti spiegato via blog di voler compiere qualcosa di «spettacolare» per manifestare contrarietà alla legge sui matrimoni omosessuali e relative adozioni.
Un suicidio avvenuto senza altre conseguenze di sangue, ieri pomeriggio nella cattedrale di Notre-Dame, visitata ogni anno da quasi 13 milioni di turisti. «C'erano 1.500 persone - dice Manuel Valls, ministro dell'Interno francese, senza accennare alle divisioni che persistono Oltralpe sul testo licenziato dal Parlamento lo scorso aprile - Immagino comunque lo choc di questi fedeli».
Il gesto, per ribadire il malcontento. Dovuto fors'anche alle dinamiche dell'approvazione della legge: François Hollande ha infatti modificato il calendario parlamentare per rendere i “Sì” operativi entro l'estate. Ci è riuscito. Ma la delusione è diventata rabbia; non più scagliata contro il bene pubblico come negli scontri più recenti tra pro e contro, a Parigi e in altre grandi città della Francia, ma da uno scrittore contro se stesso. La riforma è considerata la più impattante della storia francese, dopo l'abolizione della pena di morte. Ora, alla vigilia dei primi «sì», si temono nuove manifestazioni ping-pong.
Si attendono pure gli strascichi politici e sociali di questo suicidio. Ciò che è certo, è che il malessere portato all'estremo è stato un atto di fede, come aveva più volte definito la protesta Venner. Lui, già militante dell'estrema destra e oggi direttore della rivista bimestrale «Nouvelle Revue d'Histoire», è morto sul colpo. Una pistola automatica Herstal, un clic sul grilletto e una pozza di sangue a lambire la sua ultima missiva: «I manifestanti del ‘26 maggio' hanno ragione di gridare la loro collera. Una legge infame (quella sulle nozze gay con conseguente possibilità di adottare) che una volta votata può sempre essere abrogata». La sua corrispondenza con la rete è ora oggetto di indagine. Perché Venner aveva pure dei seguaci, non solo lettori, che potrebbero essere tentati da emulazione o, peggio, compiere atti «di fede» analoghi alla sua forma di protesta, o scagliandosi contro la comunità gay. L'unica certezza è che la prima unione omosessuale dell'era Hollande sarà celebrata a Montpellier il 29 maggio.Bisognerà capire se l'episodio avrà conseguenze in altre città, dove molti sindaci (anche alcuni socialisti) avevano chiesto a Hollande di aspettare qualche mese di più per l'approvazione viste le tensioni sociali. A loro il capo dello Stato ha concesso il libero arbitrio, una specie di obiezione di coscienza a cui dovrà però sopperire uno dei vicesindaco, in caso di necessità; cioè di richiesta da parte di una coppia omosessuale. Anche Venner ha avuto la possibilità di scelta: togliersi la vita come ha fatto e sperare che qualcuno porti avanti la sua battaglia per l'abrogazione. Ieri il rimbombo vicino all'altare ha fatto allontanare tutti prima ancora dell'ordine di evacuazione dato dai vigili del fuoco. Vedremo se Parigi si stringerà a lui o ignorerà l'accaduto. O se, invece, le piazze torneranno a dividersi.

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