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La sinistra in Lombardia beccata dalla Procura con le mani nella Nutella

Bollette della luce e del telefono, pranzi, cene e pernottamenti a spese nostre. Indagati 29 consiglieri di Sel, Pd, Idv, Udc. Per tutti l'accusa è peculato

La sinistra in Lombardia beccata dalla Procura con le mani nella Nutella

C'è il consigliere con la passione per la cotoletta, 3 euro e 70 messi in conto ai contribuenti, e quello per la Nutella (2 euro e 70). C'è chi le bollette della luce le carica sulle casse pubbliche. C'è chi fa il pieno di benzina - la V-Power, che costa pure di più ma come corre la macchina - senza sborsare un euro di tasca propria. E poi una bottiglietta da mezzo litro di acqua, 0,47 euro (zero virgola quarantesette!) chiesti indietro ai cittadini lombardi, che è più la fatica di compilare il modulo per il rimborso. Così come i 3 euro per i biglietti del tram, chissà mai che 9mila euro al mese in busta paga non bastino a permettersi un simile salasso. E ancora, le macchine fotografiche, le stampanti, le decine e decine di viaggi in taxi senza specificare la tratta, il caffè e il cappuccino, la brioche da 68 centesimi, le immancabili tavolate al ristorante - anche 80 invitati - prelievi cash dalla cassa a botte di 250 euro per volta e chissà che fine hanno fatto, fino allo straordinario colpo di genio di un consigliere che cena alla festa del proprio partito, e al proprio partito poi chiede il rimborso della piadina. Eccola, la dura vita del consigliere regionale lombardo. Tutto spesato, fino alle monetine. La Procura l'aveva promesso: stesso trattamento prima delle elezioni. E così - dopo le accuse ai politici regionali del centrodestra - arrivano gli avvisi di garanzia anche ai consiglieri dell'opposizione. Partito democratico, Sinistra e Libertà, Italia dei Valori, Udc, Pensionati. Il centrosinistra lombardo finisce nella bufera. Ventinove inviti a comparire solo in parte notificati ieri dalla Gdf, una pioggia di accuse per peculato, e l'immagine di un Palazzo che spende a piene mani denaro pubblico senza alcun pudore.
Sotto inchiesta per presunti abusi nelle spese dal 2008 al 2012, dunque, finiscono innanzitutto i capigruppo dell'opposizione in consiglio regionale, che hanno gestito il sistema dei rimborsi per i consiglieri: Luca Gaffuri (Pd), Stefano Zamponi (Idv), Gianmarco Quadrini (Udc), Elisabetta Fatuzzo (Partito Pensionati), e Chiara Cremonesi (Sel). Nell'elenco c'è davvero di tutto. Un carrello della spesa infinito, tutto pagato dai contribuenti lombardi. A Cremonesi viene contestato un totale di 114mila euro in rimborsi ritenuti ingiustificati, come un master a 59 euro dal titolo «vincere le elezioni» o una pianta da 5 chili (30 euro).
Ma tra gli indagati c'è anche Enrico Marcora (Udc), che su un totale di oltre 13mila euro ne spende solo nel 2011 2.380 per comprare un bel po' di libri, 100 euro per undici tombole dell'associazione «Valeria Onlus» (facendo beneficenza con i soldi pubblici), altri 300 al ristorante «Il Tronco» in occasione della «cena per l'organizzazione del concorso delle scuole alberghiere».
Il democratico Carlo Spreafico, invece, chiede il rimborso per un barattolo di Nutella, quello (9 euro e 40) per un «ombrello mini automatico», per l'iscrizione all'Ordine dei giornalisti (101 euro), nove coperti alla Festa del Pd del settembre 2011 (quasi 120 euro), biglietti del tram, corse in taxi, viaggi in treno, pranzi e cene di ogni sorta, per un totale di oltre 47mila euro in quattro anni. Di altri 3mila e 100 viene chiesta spiegazione al consigliere Pd Filippo Civati, e poco più di 6mila a Franco Mirabelli (Pd) tra pernottamenti vari, viaggi e consumazioni al ristorante. Raggiunge quota 5mila e 400 euro il consigliere Pd Alessandro Alfieri, capace di invitare 80 persone al ristorante Orchidea di Varese (1.600 euro il 19 dicembre 2010) e di spendere 400 euro per un solo menu fisso nel luglio successivo. Ancora, 2.300 euro li spende tra il 2011 e il 2012 Angelo Costanzo (Pd), che mette in nota decine di viaggi in taxi senza specificare la tratta, 3.455 escono grazie a Carlo Porcari (Pd), mentre Antonio Viotto (Pd) - a cui è contestato un peculato da 1.266 euro - ne spende una metà per «servizi svolti in occasione della manifestazione “Degeneration party”», l'altra per «servizio catering e fruizione sala consiliare». Avanti con Francesco Prina (Pd), che mette in conto anche diciassette bollette dell'Enel e una fattura Esselunga da 77 euro, e in totale arriva a oltre 8mila e 800 euro, mentre Guido Galperti (Pd) avrebbe attinto al generoso bancomat del Pirellone per acquistare quattro videocamere digitali, diventate un gentile regalo di nozze. A costo zero, ma solo per lui.

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