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"Il sistema della giustizia non funziona: riformarlo non è di destra ma di tutti"

Il referendum sulla giustizia nelle parole di Stefano Bandecchi, sindaco di Terni e coordinatore di Dimensione Bandecchi

"Il sistema della giustizia non funziona: riformarlo non è di destra ma di tutti"
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Stefano Bandecchi, coordinatore di Dimensione Bandecchi, sindaco di Terni e presidente dell'omonima provincia, si schiera per il Sì.

Presidente, lei non è meloniano. Eppure ha annunciato di votare per il Sì.

«Le ragioni sono semplici: il sistema giustizia non funziona, è squilibrato nel rapporto accusa-difesa, è in mano alle correnti politicizzate. Questo non è un tema di Meloni o di una parte politica, ma interessa tutti i cittadini e le imprese. Della separazione delle carriere si discute da trent'anni, la chiedeva Falcone nel 1991. Vogliamo poi parlare dello scandalo delle progressioni di carriera e delle nomine al Csm venuti fuori dal caso Palamara? Nel mondo della giustizia ci sono tanti problemi da risolvere, questo referendum è la risposta giusta per alcuni di essi».

Lei è un amministratore. Perché per un sindaco ed un presidente di Provincia è importante votare Sì al referendum?

«Per avere la certezza di una magistratura libera, che non deve sottostare ai giochi delle correnti e non deve sostenere né ideologie né schieramenti politici. Una magistratura equilibrata. Oggi in parte non lo è e lo si vede con decine di processi ad amministratori finiti nel nulla ma con carriere e vite distrutte, lo si vede in alcuni specifici procedimenti che hanno una chiara valenza politica più che giuridica».

Però lei ha più volte sottolineato come si debba intervenire in maniera organica sulla giustizia, modificando altre norme anche in materia di velocità dei processi

«E lo ribadisco con forza! È inciviltà tenere i cittadini sotto processo o imbrigliati in cause e processi che durano all'infinito. Oggi, in un'Italia per metà giustizialista, basta già un avviso di garanzia per rovinare la vita di persone e aziende: perdita di credibilità, problemi con le banche, problemi familiari, fallimenti. Per una riduzione drastica dei tempi, però, servono le risorse umane: senza l'assunzione del necessario numero di magistrati e cancellieri, nessuna riforma consentirà di abbattere l'arretrato e consentire processi dalla durata equa. Il governo deve impegnarsi quindi anche sul fronte del personale e dei mezzi tecnici».

Il Pd ne fa soprattutto una questione di parte

«È vergognoso ciò che sta accadendo: dal Pd e dalla sinistra ho ascoltato decine di bufale.

Da un importante procuratore che assegna a Falcone una posizione contraria alla separazione delle carriere, falsa, agli allarmi sul presunto pericolo di sottoposizione dei magistrati alla politica e al governo, al pericolo democratico. Manca solo l'invasione delle cavallette ed il quadro è completo».

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