Sondaggio, il Pdl risale. Renzi doppia Letta ma il Paese è senza maggioranza

Il Pdl tallona il Pd. Arretra il M5S, ma resta sopra al 20%. Crolla Scelta civica

Sondaggio, il Pdl risale. Renzi doppia Letta ma il Paese è senza maggioranza

Un sondaggio pubblicato da Repubblica (Demos & Pi) sulle intenzioni di voto degli italiani evidenzia l'avanzata del Pdl, che sale al 26,2% (dal 21,6%) e riduce il divario dal Pd a soli due punti (erano quattro alle ultime politiche). Nello specifico il partito di Epifani si colloca al 28,5%. Cresce anche Sinistra ecologia e libertà, che si porta al 4,8% (era al 3,2%). La Lega arretra al 3,1% (era al 4,1%). Stabili i Fratelli d'Italia al 2,2% (2%). Netto crollo di Scelta civica: il movimento politico di Mario Monti passa dall'8,3% al 3,6%. L'Udc, invece, è in risalita (dall'1,8% passa al 2,6%), anche se non in misura sufficiente a colmare il tracollo dei montiani. In forte calo anche il Movimento 5 Stelle: dall'exploit del 25,6% alle scorse politiche oggi si attesta intorno al 20,9%. Resta sopra la soglia psicologica dcel 20%, ma perde 4,7 punti. Non pochi. Dai dati diffusi dal sondaggio emerge una verità incontrovertibile: il Paese era e resta senza maggioranze in grado di governare senza ricorrere alle larghe intese. Almeno che, nel frattempo, non si cambi la legge elettorale. Il sondaggio ha chiesto anche il nome del futuro presidente del Consiglio: Matteo Renzi batte tutti, collocandosi al 32,8%, doppiando quasi l'attuale premier, Enrico Letta, fermo al 12,2%.

Con tutto questo vento in poppa è ovvio che Renzi abbia interesse a far saltare le larghe intese e spinga per andare subito al voto. Anche se il suo "gradimento" da parte degli elettori (un terzo circa) a onor del vero non è un vero e proprio plebiscito. Nel Pd, però, più della metà (51,4%) tifa per lui, con Letta inchiodato al 28,7%. Particolare curioso: tra gli elettori del M5S solo un quinto (21,4%) indica Beppe Grillo come prossimo presidente del Consiglio. Segno che il leader pentastellato convince i suoi come leader della protesta. Ma quasi per niente come politico del fare.